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30.08.2015 - Omegna e Valle Strona

Da 30 agosto 2015 - Omegna e Valstrona

Il messaggio era una minaccia chiara e tonda, tonda come la guaina teflonata che i leggendari avrebbero sprecato per legare, come un salame, il sottoscritto qualora non avessi partecipato alla gita domenicale da vivere, da fotografare e da filmare.
Io sono fermamente contrario agli sprechi e quindi, alle nove meno dieci ho travasato un po’ di preziosa miscela al due, dalla tanica al serbatoio della mia Ammiraglia; foto di rito al contastrada che, in quel momento, indicava “quarantotto, otto e novantuno”.
Pochi minuti dopo mi ritrovavo seduto sul mio pitone radioattivo alla volta di Robecco.
Già al mattino, fa quasi caldo, prevedo una giornata rovente.
Il primo tratto di strada passa velocemente, al mio arrivo, il Giò è già lì: non faccio in tempo ad arrivare e già mi apostrofa in merito alla pulizia del mio mezzo! Ma tanto è vecchia…
Fabio, acutamente si preoccupa della pressione delle mie ruote, eppure le avevamo gonfiate solo un mesetto prima, ma nonostante tutto, è il caso di rivedere i valori. Sarà Marco, sporcandosi, a riportare nei giusti “range” i parametri delle gomme.
Si parte, Fabio lo vedo sfrecciare come un missile terra-aria col duecento: sta semplicemente facendo un paio di collaudi, dopo piccoli interventi di manutenzione.
Il Giò mi lancia la sfida: tira un po’ sto duecento, non esito minimamente a ruotare fino a fondo corsa la manopola del gas, non so a quanto stessi andando, so solo che ad un certo punto ho sentito la Vespa traballare, quelle tipiche oscillazioni provocate dallo sbilanciamento delle ruote, a quel punto decido di mollare il gas, che tirata! Mai capitato prima!
Prossima e unica tappa, il benzinaio in zona Trecate, presso il quale troviamo la coppia Sceicco-Manuela, con la celebre Sprint, goliardicamente parcheggiata sulla pedana della stazione di servizio. Marco e Fabio pensano al rifornimento dell’arzilla viennebì.
Via via, è l’ora di ripartire, siamo solo cinque, abbiamo pesanti assenze ma pazienza, il bello è anche questo.

Da 30 agosto 2015 - Omegna e Valstrona

Tre quarti del tempo lo perdiamo alla ricerca di un bar aperto per la colazione.
Quando ne troviamo uno, curiosamente la signora del bar conta in tedesco: eins zwei drei vier fünf.
Durante il tragitto ci sorpassano varie moto, del resto a confronto, la nostra andatura è modesta, il fatto curioso è che mi si affianca una moto, chiaramente la sento, sta li, sta li, quando mi sto per girare per capire cosa volesse il centauro, questi mi suona, mi giro e scoppio a ridere di gran gusto: il mio collega Roberto, per un paio di centinaia di metri ridiamo, “dove andate?” “Omegna” “Noi Macugnaga” “Apperò!”. Ci era già capitato di incontrarci in giro, ma vicino a casa è una storia, a oltre cinquanta chilometri tutta un’altra storia, approfitto per salutare lui e la sua zavorrina Cinzia!
La meta di oggi è Omegna, carina mi piace, la conosco da qualche tempo, in questa bella cittadina affacciata sul Cusio, troveremo altri tre leggendari: Luca col suo inconfondibile Arcobaleno celeste, “l’imperatrice” Laura (poi spiegherò il perché) e a sorpresa Flavio col suo duecento pepato.
Accomodiamo i nostri mezzi in un angolino e iniziamo la passeggiata per il paese.
Il primo pensiero va alla scelta del tipo di pranzo, certo perché se si decidesse di pranzare sotto al telone, credo della Pro Loco, c’è da prenotare prima possibile, molto velocemente si opta per il tendone, quindi di corsa a prenotare.


Da 30 agosto 2015 - Omegna e Valstrona

Nell’attesa si fanno due passi a vedere le auto d’epoca di ritorno dal giro turistico, qualcuna è già lì presente: in particolare una Ottocentocinquanta familiare, una Seicento del cinquantotto, aveva le valvole verniciate, ma non si può avere tutto; intanto iniziano ad arrivare: una Centoventiquattro spider, una Giulietta, una milletrè a spinta (clicca qui per vedere il filmato).
Si torna al tendone per il pranzo, ci attenderà risotto con gamberi e zucchine, arrosto, patatine e crostata. Il risotto non l’ho trovato gran che, soprattutto i gamberetti erano calamari, le zucchine boh: io mi domando cosa centrino coi calamari ma pazienza. L’arrosto non era affatto male, poi la mia porzione di sale con tracce di patatine fritte ed infine la squisita fetta di crostata.
Una sosta al barettino adiacente per il caffè, poi due passi per il paese, mentre Luca mi racconta varie vicende di differenziali della Centrotrentadue.
Si torna alle Vespe, alcuni restano indietro, Marco precipitosamente afferma che sono rimasti indietro tutti quelli con la F, Luca frettolosamente afferma che anche Fario è rimasto indietro: è il “nostro” ma soprattutto di Luca, modo di scherzare.
Finalmente si riprendono i mezzi per il nostro giro turistico, il quale sarà in Valle Strona, Luca ci guida arrampicandoci su una strada molto vespistica, curve, salite, tornanti, boschi, natura, molto verde, per arrivare a Alpe Quaggione: un bar-ristorante che si affaccia su una “balconata” dove si ha una veduta strepitosa del Mottarone .Si vedono un angolino di lago d’Orta e un altro angolino di Verbano, Laura mi spiega che di fronte abbiamo il Mottarone, i laghi, con tanto entusiasmo mi indica una montagna, un paese: “ecco quello è il mio paese!”
Mi ha offerto la battuta sul piatto di argento, potevo fare a meno di approfittarne?
“TUO paese? Quindi gli abitanti sono tuoi sudditi?” Tra me, Manuela e Laura c’è stato un bonario scambio di battute e risate, sta di fatto che Laura ha un paese con dei sudditi!!!

Dopo il caldo provocato da tutte queste spiegazioni, il gelato è d’obbligo, l’anziano gestore ne ha solo due tipi: cornetto al cioccolato oppure cornetto alla amarena, niente più.
Tra la veduta, l’arietta più fresca che giù, tra che mi stavo rilassando con gelato e gazzosa, sta di fatto che ho lasciato a malincuore il posto quando era il momento del rientro.
Si riparte, convinco Giovanni a fare scambio di Vespe: io sono proprio curioso di provare la sella “re e regina”. Prime impressioni: sento la Vespa tirare a sinistra, sella comodissima ma un po’ troppo rigida per le mie abitudini, approfitto per filmare la mia Ammiraglia impolverata. Percorriamo qualche chilometro quando capita un piccolo, per fortuna piccolo, episodio di disavventura: alla Sprint dello Sceicco si affloscia la ruota posteriore all’uscita di un tornante, il tutto ripreso dalla mia cam! In quattro e quattro, otto: Fabio sostituisce la ruota, pronti si riparte.


Da 30 agosto 2015 - Omegna e Valstrona

Di lì a poco inizia il momento triste, quando già sai che la giornata si sta per concludere e per come è stata, per come è il meteo, per la qualità della zona, vorresti che non finisse mai, quando sai già che alla prossima sosta si deve necessariamente salutare qualcuno perché ci si inizia a dividere.
Seguiamo un pilota a bordo di una Ypsilon, senza frecce, ogni venti metri, fa solo la finta di accostarsi e guai a provare a sorpassarlo, perché non si ferma ed è il momento che ti tira giù! È chiaro che sta cercando parcheggio e sta attentando anche alla nostra pazienza, quando forse si ferma, Luca lo sorpassa gli suona reclamando la freccia, io sorpasso senza batter ciglio, quando il tale, con la solita arroganza idiota, inizia a sfanalare e suonare, in un attimo mi giro a chiedere cosa avesse bisogno e contemporaneamente lo Sceicco gli urla “MA TI TOGLI DAI COGLIONI O NO?” Ci si ferma poche centinaia di metri dopo ad un benzinaio, tra le risate per il povero malcapitato circondato da vespisti disposti ad innervosirsi a tempo record, facciamo rifornimento e salutiamo i nostri condottieri: Luca e Laura.
Il resto del viaggio è abbastanza tranquillo, caldo, non so gli altri ma io ho terribilmente caldo.
L’ultima tappa e poco prima del bivio per Vigevano: di solito è qui che ci si saluta.
Si riparte, una clacsonata allo sceicco che imbocca la strada del ritorno, noi diritti, di lì a poco salutiamo Fabio e Marco, stranamente non sono solo: c’è Flavio che mi accompagnerà fino a San Pietro, senza nessun accordo preventivo ma credo sia solo la voglia di rientrare a domicilio, spremiamo per bene i nostri Polinoni e tra le tirate, tra il non essere solo, sembra poco eppure non lo è, arriviamo abbastanza velocemente a San Pietro, ultima clacsonata e ultimi chilometri per me.
All’arrivo trovo anche mia mamma al balcone che mi aspetta.
Immortalo i “quarantonove e centoventiquattro” del contastrada.
Duecentotrentatrè chilometri vissuti, filmati, fotografati e adesso raccontati!

Ringrazio tutti i partecipanti e in particolare Luca e Laura che ci portano in posti meravigliosi che non conoscevo e che sto apprezzando parecchiotto.

Ed ora i quindici migliori filmati estrapolati dalla cam.





















Galleria fotografica:

Commenti

  1. Che giornata... e che racconto!
    Bel giro, Laura e Luca ci portano sempre in luoghi bellissimi... E anche stavolta non si sono smentiti. Bella l'Alpe Quaggiona e la strada... seppur col brivido!

    RispondiElimina
  2. Peppo bello questo racconto :-)
    grazie! ma non è difficile trovare posti belli nel verbanocusiossola ;-)
    cmq prima o poi tocca portare il Peppo al mio paese :D
    alla prossima!

    RispondiElimina
  3. Mi tocca provare il brivido da suddito :P

    RispondiElimina

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