Agosto 2016 - La Toscana vista dal Peppo



LE PREMESSE
Per raccontare questa storia, è necessario tornare brevemente indietro nel tempo.
Siamo ancora a luglio, si lavora, Marco mi parla della Toscana, metto insieme alcuni pensieri, quali: prima di tutto la mancanza di certezza dell'inizio delle ferie, la stanchezza lavorativa, il fatto di non aver prenotato nulla, il fatto che la Freccia Ombrosa sia fuori uso, la mancanza di un vero stimolo, mi fa nettamente pensare di rinunciare.
Fortunatamente Marco insiste un po', arriva persino a dirmi di scendere in auto, giusto anche solo per un pranzo o una cena tutti insieme; valuto un attimo e se il viaggio deve essere con quattro ruote sull'asfalto, tanto vale che lo renda avventuroso, rispondendo all'istante: allora col T3! Marco prosegue nella sua opera di convincimento: ta carèga la Vespa, almen in Toscana femm un quai girett.
Già il giorno dopo, al lavoro, penso alle parole di Marco: da un lato fa piacerissimo sentirsi cercati, da un lato non è carino farsi pregare e la mente perde il naturale equilibrio nel labirinto di idee che ho, ma sembra prevalere l'ipotesi del T3.
Gli ultimi giorni di lavoro sono stati molto leggeri per via della chiusura estiva, questo fenomeno fa si che diminuisse un po' la mia stanchezza e pian piano l'idea del T3 inizia ad andarmi stretta, l'ultimo pensiero generato è: venerdì finisco di lavorare, sabato mattina apro i carter della Freccia Ombrosa, domenica li chiudo e perché non andare in Toscana con la mia Vespa da viaggio?
Giovedì io e Fabio passiamo a trovare il nostro ricambista di fiducia, per ritirare un po' di materiale che avevamo ordinato, durante il viaggio di andata, la mia mente pensava solo ad un kit di guarnizioni, peccato che questa idea si sia fermata insieme allo spegnimento del motore della vettura, fuori dal ricambista.
A casa demoralizzato, deluso, non posso eseguire la riparazione, sigh.
Nonostante tutto non mi perdo d'animo, sabato carico la Vespa sul T3, la porto a Parabiago da un amico con un preziosissimo sollevatore che ci siamo costruiti mesi or sono.
Verso le quattordici e trenta inizio i lavori di rimozione di tutte le parti necessarie, rigorosamente senza staccare il motore dalla scocca.
La prima brutta sorpresa è nella rimozione del cilindro: una fascia è incollata.
Un primo tentativo di staccarla va a buon fine, circa l'ottanta per cento è libera, il successo nell'impresa di liberare la prima parte, è nettamente contrastato dall'insuccesso di completare il lavoro: verso la fine il cedimento e la fascia si rompe: lo sconforto è al massimo.
Mai fermarsi, non serve a nulla, si prosegue fin dove si può.
A volte un po' di buona fortuna mi assiste: la guarnizione centrale dei carter resta per quasi la totalità dell'estensione sul semicarter lato frizione, quei pochi centimetri rimasti di qua, provvedo a staccarli con delicatezza ed attenzione e la guarnizione è salva.
Rimosso anche l'albero, la sorpresa è sconcertante, manca letteralmente una parte del paraolio e soprattutto non si trovano i frammenti staccatisi, indice che questo motore, tradizionalmente, sputa dallo scarico tutto quel che non gli va di avere in giro!
I paraoli? Dove sono i paraoli? Ovviamente dimenticati a casa.
Vado a casa a recuperarli, se solo penso che sono quelli che ho acquistato nel 'dodici in concomitanza con la crociera e mai cambiati, ha dell'incredibile.
Tra il tempo impiegato per il recupero dei paraoli nuovi, tra qualche altra faccenda, tra la cena, la pausa del lavoro è alquanto lunga, pazienza: nella mia idea è di richiudere il tutto l'indomani.
Dopo cena la noia? Certo che no: si riprende il lavoro, inizialmente ho qualche fastidio per mandare l'albero nel cuscinetto, l'idea è di usare il dado frizione come estrattore, idea confermata da Marco (ah se non ci fosse), non è proprio così facile trovare spessori adatti, un po' di ingegno, un po' di fortuna e molta pazienza dopo, l'albero è nella sua posizione d'origine.
Reinstallo la frizione, in passato questo motore ha avuto una disavventura con la frizione, ci sono segni sia sul carter che sul coperchio, qualche dubbio sul serraggio del dado, ma sembra tutto in ordine.
Prima di chiudere approfitto per sostituire la molla dell'ingranaggio dell'avviamento, che avevo, ingenuamente, massacrato allorché cambiai la crociera.
Una volta chiuso il motore, resta l'amletico dubbio sul gruppo termico: riassemblare senza la fascia oppure attendere i ricambi?
La scelta è stata di riassemblare il tutto, più che altro avevo terribilmente voglia di sentire la Vespa in moto e nonostante fosse lapalissiano che il male fosse il paraolio lacerato, volevo avere la conferma.
Per concludere, verso le ventitrè l'avviamento, minimo regolarissimo, indice che funziona tutto a dovere.
Immagino che Marco sia stato parecchio felice nel vedere le fotografie inerenti ai lavori di ripristino Ombroso, proprio qualche giorno prima della partenza, quale chiaro indice che io volessi partire in Vespa.
Concordato con Francesco il pernottamento, concordato con Giorgio ora e luogo di ritrovo, mancano solo i bagagli, sistemati nel tardo pomeriggio di mercoledì.

L'AVVENTURA
Giovedì mattina sveglia presto, vale a dire cinque e tre quarti, colazione, vestizione, per fortuna ho deciso all'ultimo minuto di mettere una felpa sopra la polo, ma ahimè, in previsione di caldo, decido di non mettere il giubbotto di pelle, scelta che si rivelerà errata.
Parto in direzione Vigevano, al solito benzinaio troverò Sandra e Giorgio.
Bastano pochi metri per sentire frescura, è vero che è presto, però fa freddino lo stesso.
Mantengo andature moderate, al massimo arrivo a quaranta miglia orarie nei tratti rettilinei.
Giungo a Vigevano con le mani praticamente gelate, essì: stamattina ho dimenticato i guanti, e non solo quelli!
I saluti, due parole e si parte.



Le due caratteristiche, che non dimenticherò facilmente di questo viaggio, sono state freddo e andature moderate. Giorgio giustamente dice che abbiamo viaggiato in Inverno: è bastato arrivare in zona Cassano Spinola, sarà perché c'è ombra, ma faceva veramente freddo; lo sentivo tanto forte che ad un momento dico a Giorgio: io mi fermo a mettere l'antipioggia.
Abbiam sopportato ancora un po', ma di li a poco, forse per fortuna, la mia Vespa resta in riserva (accidenti quanto beve monofascia) a sole ottanta miglia dal pieno.
Ci si ferma in una località, poco prima di Busalla presso un benzinaio che eroga benzina placcata oro: ben 1.777 euro al litro! Accidenti a lui!
La fermata l'ho apprezzata tantissimo perché ho approfittato per indossare la giacca antipioggia, dovevo decidermi una quindicina di miglia prima, perché adesso sto benino.
Da li a poco dopo incontriamo Laura e Luca.
Luca fa da apripista, poi Giorgio e io che chiudo il trio.
Giorgio ha un'andatura più rilassata di Luca, tutto a beneficio innanzitutto di Giorgio stesso e poi per me, in effetti concordiamo che ci si stanca di meno.
L'antipioggia mi terrà compagnia fino alla zona di Sestri.
Il viaggio scorre liscio, audioti a parte, l'unica zona sempre faticosa da attraversare è la Versilia con le sue strade, i suoi incroci, i suoi semafori sempre rossi e il suo traffico.
Si arriva a Pisa e arriva anche il momento che ci si debba dividere con la coppia Laura e Luca, loro proseguiranno verso sud per un'altra cinquantina di chilometri.
È un po' presto per andare a scaricare i bagagli, non tanto per Sandra e Giorgio, ma quanto per me che dovrò attendere l'arrivo di Francesco di ritorno da Milazzo.
Si decide di farci un giro per Pisa e per provocare invidia, quella buona, a Marco, si va in pellegrinaggio da Ghelardi, si posizionano le Vespe davanti alla sua vetrina, foto di rito e la si manda subito al gruppo, la risposta è stata praticamente immediata.
Uno spillo per Giorgio, una lampadina alogena Flösser per me.
Un buon gelato e un po' di riposo su una panchina, con dell'aria fresca, sono stati un toccasana dopo gli oltre trecento chilometri di Vespa.
Si conclude la giornata con una cena presso il locale li vicino, sistemazione per dormire da Francesco e una dormita rigogliosa.
La giornata di venerdì inizia col pensiero che ci raggiungeranno Marco, Mattia e Caterina, io do una mano a Francesco per recuperare ottima acqua e fare un po' di spesa.
Passate le tredici arrivano i tre leggendari che aspettavamo, pranziamo tutti insieme da Francesco, ben sette leggendari a tavola.
Nel pomeriggio altro giro a Pisa, altro gelato, altro giro da Ghelardi e soprattutto tante risate e divertimento per farci dei selfi di gruppo con la torre alle nostre spalle, tanto ridere al punto che dei turisti si sono fermati a guardarci ridendo altrettanto del nostro spettacolo.
Per non parlare poi di Marco che risponde al cellulare, con il telefono ancora fissato al selfi-stick: puro divertimento improvvisato.



Una novità che cambierà un po' lo stato d'animo dei leggendari: Francesco ci chiede se si possa andare a vedere una Vespa che non parte, del suocero di un suo conoscente.
Una bella PX150E blu, con alcuni segni del tempo, solo undicimila chilometri, tipica Vespa usata poco e niente, ma che ha patito la mal conservazione negli anni.
Solamente aprendo il tappo del serbatoio, si vedeva tanta ruggine da immaginare il tetano a distanza, Marben si mette subito all'opera, una pulitina ai getti, molti tentativi, infine parte, si spegne subito perché evidentemente c'è poco afflusso di miscela al carburatore e la vaschetta si svuota subito.
Diagnosticati: la sostituzione del serbatoio, relativo tubo miscela, pulizia carburatore.
Il proprietario, non in grado di effettuare le riparazioni, già si immagina esborsi di soldi per il ripristino della Vespa, morale dichiara che preferisce sbarazzarsene.
Eh, mica facile allontanarsi da quella Vespa, in quelle condizioni, sentendosi dire che a quelle condizioni, preferisce sbarazzarsene, è proprio un pensiero che non va via dalla testa.
Poco dopo ci spostiamo presso la chiesa col campanile più inclinato della celebre torre di piazza dei miracoli e proprio quella Vespa non mi esce dalla testa al punto che dichiaro a Giorgio che mi son pentito di non avergli fatto un'offerta.
Caterina è una potenziale interessata, la frena solo il fatto che cerca una centoventicinque per via della patente di guida.
Inizia la mia opera di convincimento, come è possibile che un esame di patente le possa porre tanti limiti?, Del resto non è necessario conseguire subito l'estensione della patente!
La comodità di poter fare uno strappetto in tangenziale piuttosto che in talune superstrade.
Ci pensa e in effetti il ragionamento fila.
Ma è da sistemare, si ok, ma a Vespa è valida, il prezzo potenzialmente c'è, inoltre la possiamo sistemare a costo zero, te lo regalo io il serbatoio! (l'originale della Freccia Ombrosa riposa inutilmente in garage)
Eh ma non saprei come ritirarla... Non ti preoccupare, un po' di nafta e al ritiro ci penso io, ho ritirato una Bajaj a Roma grazie al T3, devo preoccuparmi per una PX a Pisa? Il trasporto ce lo metto io! Caterina non poteva che cedere a tutte le risoluzioni dei potenziali problemi.
Ci pensiamo bene poi vediamo se sia il caso (ma certo che lo fosse!) di contattare il tizio.
La sera passano a trovarci Lorenzo e Giana, andiamo tutti insieme, a poche centinaia di metri a cena a buffet presso un locale dove ci sarà il karaoke.
Alla sera due chiacchiere in compagnia e si va a dormire che è notte ben inoltrata.
Il giorno dopo si sceglie di attraversare la Versilia (mannaggia alla Versilia e i suoi automobilisti in circolazione) per andare a Colonnata, piccolo e carinissimo borgo che non avevo mai visitato, la sorpresa è già li pronta in piazza appena si arriva, un coloratissimo Pavone coglie la nostra attenzione, io credo di aver scattato una trentina di foto al pennuto, che per qualche istante speravo salisse sulla pedana Ombrosa.

Attraversiamo il borgo, con vicoli parecchio stretti, per giungere in un locale per pranzare, ci accomodano fuori, sotto un pergolato, una brezza delicata accompagna il nostro pranzo a base di salumi del posto.
Di ritorno da Colonnata, facciamo in modo di incontrarci con Tony, che arriva da solo (una parte del viaggio è stato accompagnato da Francesco) col suo bel PX rosso, lo incontriamo e proseguiamo il viaggio fino a Colignola insieme.
La sera da Francesco nessuno vuole la pasta, solo Mattia, ma siccome la vuole solo Mattia allora la mangiamo tutti! Noi leggendari siamo così.
Il giorno dopo la decisione è di andare a Rosignano e incontrarci con Laura e Luca, qualche incompresione per il pranzo e poi tutti al mare, beh non proprio tutti, io passeggio un po', mi prendo un gelato gusto Ghepardo, chiedo alla gelataia se avessero tritato un ghepardo per preparare quel gelato li, quando mi ha spiegato che è crema con cioccolato (una stracciatella ma fatta con la crema e non col fior di latte) e un po' di liquore, decido che proverò questo gelato felino, veramente buono.


Approfitto per prendere la Vespa e andare a Vada per un prelievo bancomat e gironzolare li nei dintorni a caso, in attesa che i leggendari marini tornino.
Peccato ci si debba separare da Luca e Laura ma c'è poco da fare.
Di ritorno, si passa al supermercato per fare un po' di spesa, io approfitto per prendere un litro di olio, temo non mi basti per il ritorno, scoprirò poi che addirittura mi avanzerà.
a cena ci rendiamo conto che abbiamo esagerato un po' con la spesa ma pazienza.
Fortunatamente non mi sono fatto i fatti miei e chiedo a Francesco se abbia contattato qualcuno per la Vespa pisana, approfitto della presenza di tutti, in modo che sia chiaro a tutti, soprattutto alla diretta interessata, che sia il caso di contattare il tizio.
Francesco si attiva immediatamente e nel giro di due minuti ha il numero di telefono.
A parte una prima telefonata, sbagliando numero, a una signora acida, la seconda telefonata è buona, la trattativa va a buon fine, sta volta la vespa ce la sentiamo vicina.
La mattina, io col pensiero di ripartire, mi sveglio alle sei e tre quarti, poco dopo suona la sveglia di Marco, ci alziamo, ci prepariamo i bagagli, carichiamo direttamente i nostri mezzi e poi il momento decisivo, Rintintin con Marco e Caterina, io con la Freccia Ombrosa, si va dal signore che ha la vespa pisana: una persona a modo, tranquilla e disponibile, lasciato l'acconto, firmato un foglio di impegno tra le parti alla compravendita, poi concordiamo tutti insieme che verso fine settembre ritireremo questa bella vespa.
Noto dell'evidente tensione nella diretta interessata, ma anche Marco non scherza, inutile negare che tra me e me penso: uff quante storie per una Vespa! Ed è proprio, sia per la tensione che già era evidente all'atto della telefonata, sia la esplicita richiesta di Marco, che decido di essere presente, credo sia doveroso!
Ringraziamo e salutiamo il signore, è innegabile, siamo usciti dal cancello con l'umore differente a prima, una sorta di serenità, sorridiamo, soddisfatti, contenti: del resto non capita tutti i giorni un affare simile, certo non andrà in mano mia, ma meglio così.
Si ritorna da Francesco, da un lato soddisfatti per la buona riuscita della nostra missione, da un lato amareggiati perché questa volta siamo in partenza, bene o male i viaggi di ritorno non sono mai sereni.


In partenza siamo cinque equipaggi, Giorgio e Sandra, Mattia e Caterina, Tony, Marben ed infine me; attraversiamo la solita antipatica Versilia, quando vedo il primo cartello con qualche nome di paese accompagnato da di Magra, già mi sento meglio, poi io adoro la Liguria, in particolar modo le strade dell'entroterra.
Ci si ferma a Borghetto Vara per il pranzo, un gran colpo di fortuna fa sì che passi nei pressi di un negozio di alimentari, il proprio gestore che, molto gentilmente, ci serve nonostante non sia in orario di apertura; non abbiamo avuto altrettanta fortuna col resto del pranzo che si credeva di avere preso a Colignola, in un qualche modo pranziamo lo stesso.
Si riparte e presto passiamo per quella strada già vissuta a fine aprile, con questa stessa Vespa, peccato non ci sia la mia fedele cam, sto evidentemente parlando della salita spezzina del Passo del Bracco, il motore è più fiacco per via della monofascia, ma è stato ugualmente divertente.
Molto meno divertente la discesa dal lato genovese, per svariati chilometri c'è un solco più o meno in mezzo alla corsia e longitudinale alla stessa, che provoca non pochi problemi nella percorrenza delle curve, prima che mi accorgessi della presenza di tale solco, c'è stato un momento che credevo mi si fosse afflosciata la ruota posteriore.
Giu dal Bracco sosta, chi mangia focaccia, chi beve caffè, chi chiacchiera e chi, credendo di essere in un campo minato, cerca i fortunati passaggi sani pestando escrementi.
Nulla da segnalare fino a Montoggio, ci fermiano nello stesso bar, dove, a fine aprile, prendemmo una cioccolata calda. Questa volta va diversamente, io mi gusto un Magnum.
Giorgio mi butta li un: a Busalla ci fermiamo per far benzina.
Io, mai capitato, mi trovo a far da apripista, a Busalla me ne impipo della  benzina e preferisco proseguire, Giorgio ad un semaforo mi dice: a Serravalle facciamo benzina.
Col senno di poi è stato meglio così, in zona Serravalle l'ultimo rifornimento, io sono sempre davanti e dove si può tiro, anche oltre le quaranta miglia orarie, velocità alla quale le vibrazioni Ombrose spariscono. In alcuni tratti c'è da stare molto attenti, in talune strade è pieno di velox.
In zona Mortara ci si ferma, ci guardiamo, siamo tutti stravolti, chilometri ne abbiamo macinati, da diverse ore guidiamo, è necessario l'ultimo sforzo. Con sorpresa incontriamo Maurizio, siamo sempre felici quando lo incontriamo, speriamo presto.
Vigevano è luogo dei saluti, tra poco Tony gira, poco dopo anche Sandra e Giorgio girano.
Proseguiamo, ad Abbiategrasso una clacsonata separa me dagli altri tre: Marben, Mattia e Caterina, da li in poi, in solitaria, con una certa tristezza, percorro la strada che porta a Bisceglie, col solito amletico dubbio: giro per Vittuone o proseguo e imbocco la tangenziale?
Sono stanco, non me la sento di passare i semafori, le rotonde, gli attraversamenti pedonali, le curve e quant'altro: farò la A50.
In tangenziale viaggio a circa cinquanta miglia orarie, credo mi manchino sei o sette miglia per l'uscita, la Vespa mi fa un vuoto, possibile? Cosa avrà? Boh proseguo, passeranno cinquecento metri, altro vuoto, ommamma, speriamo bene, mi si gela il sangue, già sono stanco, non ci si metterà il mezzo meccanico a darmi noie, da li a poco un tremendo vuoto, ma sta volta non si riprende, ahi ahi, beh sarà in riserva? Ebbene si, giro in riserva e la Freccia Ombrosa monofascia romba di nuovo, a quel punto apro tutto il gas e mi percorro l'ultimo chilometro a manetta, dovevo in un qualche modo sfogare la tensione di quei vuoti strani.
Arrivo a casa, mia mamma è già al balcone ad aspettare il mio arrivo.
Tutto regolare, un'avventura di 653 miglia con una Freccia Ombrosa straordinaria anche monofascia, seppur un po' ubriaca.

Ringraziamenti:
- un ringraziamento enorme va a Francesco per la sua ospitalità, grazie.
- un ringraziamento importante va a Marco, se non fosse stato ad insistere, mi sarei perso una meravigliosa avventura.
- un ringraziamento va a Giorgio per l'andatura dell'andata.
- una ringraziamento a tutti gli altri per la coindivisione dell'avventura.
- sarà anche solo una lamiera imbutita, ma grazie alla Freccia Ombrosa.

Questo racconto, come del resto tutta l'avventura, non si ferma qui: resta in sospeso la Vespa pisana.
A presto, un mesetto di tempo circa, e ci rivediamo col resto!


Galleria fotografica

Commenti

  1. Bravo, bravo, bravo Peppo, racconto bellissimo! Letto d'un fiato!

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  2. Bravo , promosso a pieni voti ,che spettacolo di giro abbiamo fatto.

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  3. Peppo pensa che siete andati e ritornati vi siete divertiti con una fascia sola.,bravi!!!!

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  4. Che avventura... Per noi un po' più ampia, visto il lungo viaggio che ha preceduto questi giorni Pisani.
    E la cosa bella è che non è ancora finita: complimenti alla Cate, non vediamo l'ora di portarla a casa!

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  5. Bravo Peppo, racconto letto tutto d'un fiato dalla spiaggia...
    Non abbiamo partecipato al sempreverde ritrovo pisano ma abbiamo fatto strada assieme e ci siamo ritrovati a Rosignano!
    Ma davvero avevi così tanto freddo?! Io un po' meno ;)

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