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19.11.2014 - Antonino a Verbania

Pubblichiamo il racconto di una nuova scorribanda del nostro Antonino che, questa volta, è andato a fare visita al mitico Felice a Verbania. Buona lettura!




Metti che ti tocchi andare a Verbania perché devi intervistare il buon Felice per il bimestrale per il quale scrivi; metti anche che il tempo è buono e quindi ti viene voglia di andare a prendere la tua Star e partire diretto per il Lago Maggiore;metti pure che, per risparmiare km ti andrai a prendere il traghetto in quel di Laveno Mombello: ed ecco creata una versione in sedicesimo di tanti viaggi che hai fatto attraversando lo Stretto di Messina in anni adesso un poco lontani. E' così che comincia il viaggio che mi sta portando in quel di Intra ad intervistare, grazie al mitico gancio offerto dal nostro Luca, il buon Felice.
L'appuntamento è per le 10.30 di un mercoledì di pieno autunno nell'officina di Felice, ma io sono partito da casa attorno alle 9.35 con un pelo di ritardo. Benzina (il rabbocco di olio Eni èstato fatto la sera prima, così il miscelatore è bello pieno), poi si parte e si va. Nosate, la strada che esce da paese e si va verso la 527 per Oleggio. Il sole si è alzato, la giornata non è molto fredda, e avanzo sui miei soliti 60 orari diretto verso il Ticino. Mentre mi muovo, realizzo una verità semplice ma fondamentale: in questo momento il mio ufficio viaggia a miscela, poggia su due ruote da 10 pollici e ha un cambio al manubrio!!! E allora, sia pure col dovuto rispetto per chi ovviamente lavora tutti i giorni in un ufficio... ma forse è vero che fare il giornalista sia sempre meglio che lavorare.La 527 serpeggia mentre scende verso il Grande Fiume, e io con lei. Arrivato in giù, superata una colonna di camion passo il ponte sul Ticino e mi trovo in Piemonte, po le rampe e infine a Oleggio la SS32. Sono adesso a viaggiare in direzione Nord, verso il Lago Maggiore. Mi bevo questa ventina di km, ma stavolta accelero e scopro che Marben è stato un buon profeta. Aveva detto al giro in quel di Monticelli che ci fossero "margini di miglioramento", ed ha fatto centro: posso marciare ad una velocità di crociera di 70 orari senza il minimo sforzo. Tra i saliscendi e i cantieri (nonché i semafori, ovviamente) arrivo fino a Sesto Calende, giro a destra per tuffarmi sulla provinciale per Arona e Laveno e... mi trovo davanti una bella transenna! A causa dell'eccessivo innalzamento del livello del lago, la strada è stata chiusa. Riesco alla bell'e meglio ad attraversare Sesto, mi ritrovo finalmente sulla Sp 69 e mi muovo in direzione di Arona. I km che ho percorso, nel frattempo, sono già diventati 40.

Il traffico, per essere un giorno di lavoro, è presente ma non eccessivo: ne ho trovato di più in Lombardia e a salire verso Sesto Calende; qui però gradualmente va scemando, fino a quando - dopo Angera - mi trovo a viaggiare quasi solo. Rettilinei, curve, un accenno di bosco: il panorama qua è tutto fuorché di lago. Ma la furia delle acque si fa sentire a Monvalle, quando prima di una curva devo fermarmi ad un semaforo rosso. "Poco male", penso, "alla fine posso sgranchire il fondoschiena; però che palle 'sti lavori...". Mi sbaglio, e non di poco: quando scatta il verde e supero la curva, scopro che il terreno ha ceduto e che ad un paio di metri da me, la corsia dall'altro lato è diventata una voragine a causa del lavorìo dell'acqua del Verbano. "Devono essersela vista brutta qua", penso, e procedo in avanti.



Ispra. Il fondo stradale appare spesso umido, nei tratti in cui costeggio il lago. E' umido, penso, perché l'acqua in eccesso deve aver talmente imbevuto il terreno da essere arrivata a rendere viscida persino la strada asfaltata. Morale: rallento, sto attento nelle curve e, passata la Madonna del Sasso, siccome sono di nuovo lontano dal lago, riprendo un certo ritmo. Conto di trovare un traghetto pronto a Laveno per le 10.30, o qualcosa del genere: l'orario per fortuna indica molte corse e tutte abbastanza ravvicinate, per cui devo sbrigarmi altrimenti Felice penserà che gli ho tirato un bel pacco. E pacchi non ne posso tirare: la consegna è per il 22, per cui non posso sgarrare di un momento e di un giorno.
La salita, poi scendo giù e prendo a costeggiare il lago. Mi mancano ormai meno di una decina di km al traghetto (ho visto su Google Maps che è facile da raggiungere), e quindi cerco di viaggiare sui 70 malgrado le curve. E' un po' una corsa che mi riporta a tanto tempo prima, quando dovevo riuscire a beccare la nave pronta a Villa San Giovanni per Messina: oggi la sfida si ripete, ma stavolta in sella al mio destriero italo-indiano e senza la Sa-Rc tra i piedi (ma le curve qui ci sono pure, in ogni caso). Pendolo di curva in curva come una danza, mi chiedo com'è che riesca a farle oltre il 65 ma ci riesco, poi mi rendo conto che è troppo e rallento; l'ultima curva ed ecco Laveno, posso vedere già il traghetto in rada, pronto per partire. "Se ho un po' di fortuna ce la faccio a prenderlo", penso, così almeno non arriverò ad un'ora infame per Felice. Rotatoria affrontata con prudenza, ottima segnaletica, rampa (che somiglia stranamente a quella che collega Messina con l'imbarcadero delle FS, guardacaso e fatte le debite proporzioni), e con un senso familiare arrivo nel piazzale della Navigazione Laghi. Scendo, vado a fare il biglietto: "Vespa 125, andata e ritorno" (sto mica a spiegargli tutta la genesi del discorso, ossia la rava e la fava di casa Piaggio), 12 euro e il portuale che mi bolla il biglietto commenta: "Questa è quella indiana..." 
"Sì, ed è fatta forse meglio di quella italiana. A che ora imbarchiamo?" "Le 11, signore". Bene, 10 minuti di anticipo. 
Direi che m'è andata di lusso. Ho coperto 67 km in un'ora e 15.
Il traghetto salpa. C'è un vento che ti taglia in due, ma io è la prima volta che attraverso il Lago Maggiore e mi piace stare a prua a godermi lo spettacolo. Sono un meridionale innamorato del Piemonte, e mi piace andarci. E poi penso che questo sia uno dei posti più belli del mondo: l'acqua è placida, il traghetto sciaborda tranquillo, io valico questo metaforico Stretto de noartri e sono contento così. Apprezzo molto la tenuta del cavalletto della Star, che mantiene il mezzo ben saldo malgrado il rollio del traghetto si faccia sentire, e in 15 minuti sono a Intra. In sella, metto in moto e sbarco con una certa soddisfazione. Via da Felice.






Ovviamente quello che io e Felice abbiamo combinato ve lo leggerete sull'Officina del Vespista, mi auguro. Qui posso dire che si tratta di quel che si dice una degna persona; è un uomo che ha una grande passione non mista ad un pizzico di follia per il mondo dei motori (e ora capisco perché leghi bene con Luca), ed ha soprattutto una sua dirittura morale che apprezzo molto. E' un uomo insomma con il quale non ci si annoia mai (e in quest'epoca di nulla vi posso garantire che è già molto), col quale si discute, mangia e scherza in allegria - dopo l'intervista - fino a che non si fa ora di tornare a casa. Prendo il traghetto delle 15, che parte con un po' di ritardo ed alle 15.25 ritocco terra a Laveno.
Da qui la strada è quella che conoscete, solo che fa freschino e il traffico si è fatto un pelo più sostenuto. Ammetto e confesso di aver desiderato non poco una cioccolata calda - ben calda - e possibilmente con panna, ma la mia dietologa non sarebbe stata d'accordo. E allora avanti, giù verso Sesto Calende, il ponte, di nuovo Oleggio, e finalmente a casa. Altri 67 km digeriti in souplesse.
Morale della favola: i km alla partenza complessivi erano 3859, mentre all'arrivo erano 3997; ho coperto 138 km, dunque, consumando circa 5 litri di miscela che col vostro permesso sono 27 al litro e rotti (e che andate cercando, direbbe una mia conoscenza); ho raccolto materiale in quantità per un megaservizio che devo preparare e se tutto va bene, da quelle parti dovrò tornare di nuovo. Ma questa è un'altra storia. Dice Caparezza che "a volte la felicità costa meno di un pound". 
A me l'hanno spacciata per 19 euro e 10 cents tra benzina (7,10) e traghetto (12). Ma considerati i tempi è sempre a buon mercato, cari voi...

Antonino D'Anna

PS: ovviamente la Star è al secondo tagliando come se niente fosse.

Commenti

  1. Bravo! intanto che sei andato a Verbania, che sei andato dal Felice e che ci sei andato su due ruote e... che hai scritto un bel resoconto :-)

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  2. Grazie. Da te ho portato la famiglia, ma non c'eri. Sarà per la prossima volta.

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  3. Ottimo e abbondante questo racconto. Antonino, attendiamo con ansia il pezzo su carta stampata!

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