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08.2015 - Toscoleggendari /2: Dalla Garfagnana a Rosignano

Da 1-9 agosto 2015 - Toscoleggendari

Una delle zone che fino ad ora non avevamo esplorato della Toscana è quella fra l'alta Versilia e la Garfagnana. Forse perché dal punto di vista paesaggistico, queste terre appaiono così radicalmente lontane dall'immagine stereotipata che abbiamo di questa regione.
A ciò si aggiunge la complessa viabilità della Versilia, che in agosto risulta così caotica al punto di far detestare quei sessanta chilometri di Aurelia che separano la Val di Magra dalla parte settentrionale della provincia pisana.
Pur nell'ansia di superare questo tratto, è difficile transitare da Massa senza notare l'imponente massiccio delle Alpi Apuane. Il nome stesso descrive bene l'aspetto imponente ed il profilo scosceso di questo gruppo montuoso: ricorda in effetti le «vere» Alpi e si distingue con evidenza dalle altre formazioni appenniniche di questa latitudine.
Su consiglio di Francesco, scegliamo di visitare l'Antro del Corchia. Si tratta di un esteso complesso carsico, al momento il maggiore in Italia, composto da decine di chilometri di gallerie naturali. Il sito è aperto al pubblico dai primi anni duemila ed è possibile percorrere al suo interno circa due chilometri. Si trova nei pressi dell'abitato di Levigliani, frazione del come di Stazzema. Siamo ad una manciata di chilometri dal litorale, da Pietrasanta e da Forte dei Marmi.
Inevitabile il traffico dell'Aurelia, curiosamente impegnata anche da una carrozza trainata da due cavalli. A bordo una singolare famiglia mitteleuropea e tre bambini dall'aspetto piuttosto sconsolato. I nostri cavalli d'acciaio saranno forse meno ecologici, ma anche meno ingombranti e più consoni all'esplorazione della zona. Freccia e sorpasso. Scommetterei sull'invidia dei piccoli passeggeri.

Abbandonata la Statale e le sue stravaganze, iniziamo a salire verso Stazzema. Sì, anche la strada è decisamente Alpina, nei paesaggi prima e nelle pendenze poi; è mezzogiorno quando approdiamo a Levigliani. Il tempo di acquisire qualche informazione sulla visita all'Antro del Corchia, e provvediamo al pranzo. Capitiamo in un alberghetto al limitare del paese. Gli arredi sono d'altri tempi, la signora che ci accoglie ha un umorismo tutto suo e con una certa frenesia salta da un tavolo all'altro. Ordiniamo dei panini. Immancabili un'altra razione di lardo - godiamone finché siamo qui - ed un buon gelato rinfrescante.
A fine pranzo attendiamo la navetta che ci condurrà sino al Corchia. Arriva, del tutto vuota. Per qualche decina di metri ci convinciamo di essere i solinghi visitatori di una grotta importante ma forse non molto nota. Ci sbagliamo. E di grosso. Un'orda di turisti prende d'assalto la navetta alla fermata successiva. 
Il piccolo bus risale gli stretti tornanti, costringendo l'autista a manovre in più tempi per via del poco spazio a disposizione. Per tutto il tragitto noto lo sguardo - che non esito a definire di terrore - di Luca. Non ha tolto gli occhi per un secondo dalla strumentazione di bordo. Per forza, la temperatura dell'acqua sfiora i centoventi gradi! L'autista conduce la navetta con una certa maestria e non sembra affatto turbato dalla cosa...
Scampata l'incresciosa ebollizione, arriviamo all'ingresso della grotta. Un primo tratto artificiale è scavato nel marmo; esso si sviluppa per alcune decine di metri, nelle quali sono state collocate, in sequenza, tre grandi porte. Esse servono ad evitare il passaggio nelle grotte di forti correnti d'aria, con folate di vento che supererebbero i settanta chilometri orari.
Il percorso si sviluppa per centinaia di metri, attraversando ambienti diversi ma tutti caratterizzati dalla maestosità delle forme disegnate dalla natura. 


Da 1-9 agosto 2015 - Toscoleggendari

Grandi cavità scavate dall'acqua corrente si alternano così a monumentali formazioni calcaree - stalattiti e stalagmiti - plasmate nel corso di milioni di anni dalle infiltrazioni d'acqua.
Questo grande complesso carsico è stato scoperto verso la metà del XIX secolo ed è stato oggetto di numerose esplorazioni. La temperatura nella zona interna è di 7,6 gradi centigradi ed è pressoché costante. Il percorso è perlopiù costituito da passerebbe in acciaio che permettono di visitare in sicurezza anche l'area ad anello che costituisce il può più interno aperto al pubblico, probabilmente la parte più interessante e suggestiva.
Le formazioni calcaree, presenti in grandissima quantità e di dimensioni ragguardevoli, costituiscono una testimonianza preziosa delle mutazioni climatiche nell'arco di milioni di anni; per questa ragione sono oggetto di studio da parte di numerose équipe nel mondo. 
La visita guidata, arricchita da spiegazioni semplici ed efficaci, richiede circa due ore e mezzo, compresi gli spostamenti in navetta. 


Da 1-9 agosto 2015 - Toscoleggendari

Ritornati alle Vespe, da Levigliani raggiungiamo la galleria detta «del Cipollaio» che permette il passaggio in Garfagnana. Prima della galleria, la strada corre tortuosa in costa alla montagna, regalando una vista incantevole sull'ampia valle; superato il tunnel, lungo circa un chilometro, si apre davanti a noi l'aspro paesaggio della Garfagnana. Ampi versanti rocciosi, con vegetazione a macchie, si stagliano sotto al cielo azzurro. 
Se per l'Ariosto, nel XVI secolo, la Garfagnana era una terra poco mondana e assai turbolenta, per via della piaga del brigantaggio, essa oggi non appare di certo popolosa e caotica. Invero, di briganti nemmeno l'ombra, se escludiamo quelli in Vespa. Pochi i centri abitati, pochi i veicoli di passaggio. Un emblema dell'Alta Garfagnana, oggi, è certamente l'antico borgo di Isola Santa. 
È, questo, un luogo surreale. Un piccolo paese, composto da una manciata di case in pietra, fra le quali si distingue la chiesa in stile romanico; abbandonato nel corso degli ultimi decenni, oggi è abbracciato da un grande specchio d'acqua. È l'invaso della diga costruita verso la metà del secolo scorso e che peraltro ha sommerso una parte del borgo. Oggi Isola Santa è oggetto di un'ampia opera di recupero e già vi ha sede un piccolo albergo.
Alcune abitazioni risalgono al Seicento, come quella che probabilmente era la canonica, a pochi metri dalla Parrocchiale; molte altre sono diroccate, i tetti sono sfondati, la vegetazione fuoriesce dalle finestre. Si notano, tuttavia, le linee elettriche, testimonianza di un abbandono piuttosto recente. Altre abitazioni invece sono già state ristrutturate e sono abitate. L'atmosfera è davvero suggestiva e c'è da sperare che l'opera di recupero non comprometta il singolare senso di pace infuso da questo piccolo borgo, cinto dall'Appennino e bagnato dal piccolo lago.


Da 1-9 agosto 2015 - Toscoleggendari

Riprendiamo il nostro cammino. La Garfagnana è, come dicevamo, una terra ancora selvaggia. Per chilometri il nastro d'asfalto si sviluppa fra fitti boschi e spoglie montagne. Pochi i segni di civilizzazione. Fra questi, purtroppo, un grosso cementificio: spunta dopo una serie di curve ed ha l'effetto devastante di una badilata in faccia.
Attraversiamo anche Castelnuovo, che è del resto il maggior centro della Garfagnana. Per questo, appare un po' meno affascinante dei piccoli paesi incontrati sul nostro percorso. 
Riscendiamo verso Lucca, incontrando il corso del fiume Serchio. A Borgo a Mozzano è d'obbligo una pausa ai piedi del celebre «Ponte della Maddalena», costruito nel XIV secolo. Ha il tipico aspetto gobbo, comune ad altri ponti del Medioevo. Trattandosi di opere assai ardite per l'epoca, ponti di questo genere venivano spesso attribuiti al demonio: è il caso, fra gli altri, del ponte sul Trebbia presso Bobbio e del Pont-Saint-Martin in Val d'Aosta (quest'ultimo addirittura di fondazione romana). Alla storia di queste costruzioni si associano così numerose leggende, che puntualmente vedono il demonio beffato dalla saggezza di santi ed avveduti parroci.
Da qui, col sole già basso, ci avviamo verso Pisa, dopo aver attraversato Lucca. Vi arriviamo in orario per la cena: una buona pizza in città, con l'immancabile passeggiata in centro.


Da 1-9 agosto 2015 - Toscoleggendari

L'indomani, è tempo di mare. Partiamo a metà mattina, diretti verso la zona a noi tanto cara di Rosignano e di Cecina. 
Èuna giornata caldissima. Il sole arroventa asfalto e lamiere. Percorriamo la cosiddetta via «Aemilia Scauri», che inevitabilmente ci porta alla mente le passate edizioni del Memorial di Rosignano. Anche oggi avremo l'occasione di porre rimedio, a modo nostro, alla mancanza del raduno in questa stagione.
Là dove la strada si fa più dolce, adagiata sulle morbide colline che già qui hanno un sapore «Volterrano», ci fermiamo in un posticino accogliente lungo la strada. Pranzo a base di gustosi panini e schiacciate. In questo modo ci risparmiamo l'incombenza del solleone. Ripartiamo dopo un pizzico di relax, diretti verso il mare. Raggiungiamo Cecina e, da lì, la frazione Mazzanta. Ampie spiagge sabbiose sono qui fiancheggiate da estese pinete ombrose. Una buona soluzione per passare un po' di tempo al mare.
Il sole spacca le pietre ed infatti qui c'è solo sabbia. Si annoti: il sottoscritto non si è scottato. Faccio progressi.
Verso le cinque lasciamo la spiaggia e ci muoviamo verso Rosignano Solvay. Passiamo da Vada e sfioriamo le sue celebri e chiacchierate «spiagge bianche».
Nedo e Lucia ci attendono. Ci ospitano con grande affetto e trascinante simpatia. Consueti per loro, ma davvero non comuni. Sono sei anni che, ad agosto, ci riabbracciamo nel ricordo di Francesco. Staremmo ad ascoltarli per ore, per la forza e la gioia che riescono a comunicare e a trasmettere. 
Ma il pomeriggio trascorre veloce e dobbiamo rimetterci in sella per fare ritorno alla base. 
Voglio ancora un volta ringraziare Nedo e Lucia per l'ospitalità e per questa grande amicizia consolidata. Con un arrivederci al prossimo anno!
Ripercorriamo la via «Aemilia Scauri», come all'andata. Sarebbe bellissimo percorrere l'Aurelia, che fino a Livorno corre sul mare. Sa regalare tante emozioni, specie al tramonto. Ma in alta stagione è ovviamente piuttosto trafficata. Così vediamo il sole nascondersi dietro alle colline dell'entroterra, arrossando i campi che si fanno via via più pianeggianti.
Ritorniamo a Colignola col sole ormai tramontato, chiudendo la giornata con un'altra buona cena in compagnia.

Non finisce qui...




Galleria fotografica:

Commenti

  1. Anche nuove cose quest'anno per i Toscoleggendari... e allora "lasciando la via vecchia per quella nuova... qualcosa di bello si trova!"
    Lucia e Nedo sempre fantastici nel loro modo di farti sentire a casa :-) e sento ancora il sapore del loro pomodoro gigante!
    Bella seconda puntata...

    RispondiElimina
  2. Lucia e Nedo sempre grandi...
    Che nostalgia la Toscana. Ogni anno è sempre un'esperienza nuova...

    RispondiElimina
  3. Che bello leggere queste parole e rivivere i momenti trascorsi in posti meravigliosi. Un saluto a chi ho incontrato in quei giorni! É stato un viaggio che resta nella pelle. E a proposito di pelle... Bravo che non ti sei scottato!! Sarà mica merito della crema?!
    Cate

    RispondiElimina
  4. Beh, la crema penso abbia aiutato . . .


    Non vedo l'ora di ripartire!

    RispondiElimina

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