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Le Vie del Centro / 4: Aurelia




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Curioso ritrovarsi a concludere questi racconti, col quarto episodio, in una notte senza sonno di una breve degenza ospedaliera. È dicembre, sono trascorsi alcuni mesi e mi ritrovo in un contesto così lontano da quei caldi giorni di agosto... Svariati impegni mi hanno costretto a rimandare questo nuovo, ultimo capitolo.
Ma il ricordo è ben vivo, indelebile. E parte da quelle campagne nei pressi di Bolsena che martedì 9 abbiamo lasciato alla volta della costa Tirrenica.

L'Aurelia! Nome leggendario, che identifica una delle più note vie Romane, nonché una delle più importanti ed evocative Strade Statali Italiane.
La storia dell'Aurelia romana è, anch'essa, una vicenda complessa e caratterizzata da non poche difficoltà Nacque nel III secolo a.C. per agevolare il collegamento con il nord-ovest della penisola italica e, da lì, consentire l'accesso alla Gallia. In realtà, sino al I secolo a.C. la via Aurelia Vetus si arrestava poco oltre Pisa; più a nord, ampie paludi e popolazioni bellicose costituivano un ostacolo al naturale sviluppo verso nord del tracciato. Ma i Romani - è noto - non erano certo arrendevoli; si adoperarono perciò per l'edificazione di altri tracciati, quali la via Aemilia-Scauri (attraverso la Garfagnana) e la via Aemilia-Julia (in Val Padana), che consentissero lo spostamento verso l'odierna Francia. L'attuale tracciato dell'Aurelia, perciò, è frutto di continue evoluzioni, che possono considerarsi compiute solo in tempi relativamente recenti, se pensiamo che il tratto ligure di Levante, era ancora accidentato ed insidioso nella seconda metà del XIX secolo, quando nella zona imperversavano bande di briganti e la strada accusava secoli di trascuratezza.
Nel XX secolo l'Aurelia è invece divenuta un lungo nastro d'asfalto, elemento di unione di un'ampia fascia del Bel Paese. Di più: è stata - ed è - la strada di tanti rinomati luoghi di villeggiatura, simbolo in qualche modo del Boom Economico degli anni '50, protagonista, fra l'altro, di un capolavoro cinematografico che di quegli anni ha fornito uno spaccato fedele e non privo di contraddizioni: «Il Sorpasso» (1962).


Pitigliano, città del tufo

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La nostra marcia di avvicinamento all'Aurelia e, perciò, al Mar Tirreno, inizia a metà mattina, col solito rito di posizionamento dei bagagli. Pratica alla quale ormai siamo decisamente avvezzi.
Dobbiamo ritornare in territorio Toscano, che in fondo dal Lago di Bolsena non dista che una manciata di chilometri. L'entroterra Grossetano ci accoglie coi colori del tufo: colpisce la nostra attenzione il borgo di Pitigliano, che nel tufo è letteralmente scavato. Un esteso massiccio bruno, con le abitazioni a simulare una grande merlatura; sui fianchi, tante cavità: decine di grotte scavate nel tufo. Un paesaggio piuttosto insolito e affascinante, che certamente meriterebbe una visita approfondita.
Noi purtroppo siamo da passaggio e dobbiamo cercare di essere nei pressi di Grosseto attorno all'ora di pranzo. La calura quest'oggi è davvero notevole. Il vento non ha ancora smesso di spirare, anche se soffia con meno vigore, rendendo questa giornata ancora una volta particolarmente limpida.
Cerchiamo di lasciarci alle spalle in fretta l'asfalto rovente dei rettilinei che conducono alla Maremma; si aprono attorno a noi sterminati filari di viti, le colline adorne di cipressi si alternano a estesi campi coltivati.
Arriviamo a Grosseto quand'è ora di pranzo; ci attiviamo per individuare, via internet, qualche buon posto per uno spuntino. Ma è pieno agosto e le nostre ricerche sono vane.
Decidiamo di dirigerci verso il mare, a Marina di Grosseto, ma non godiamo di maggior fortuna; ci accontentiamo di un pranzo frugale e veloce in una paninoteca.
Piuttosto delusi da Grosseto e dalle sue frazioni balneari, ci rimettiamo in sella, seguendo il litorale per un ampio tratto, prima di impegnare la Variante dell'Aurelia, la superstrada che ci consente spostamenti più rapidi verso nord.
Nonostante le pessime condizioni del fondo stradale, giungiamo sani e salvi all'uscita di Cecina. La nostra destinazione, Riparbella, dista pochi chilometri e si trova a breve distanza dalla direttrice che porta a Volterra.
Nel tardo pomeriggio arriviamo finalmente presso l'abitazione che sarà il nostro campo base per questi giorni; siamo immersi nelle colline della Val di Cecina, fra piccoli vigneti e solinghi cascinali.



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Non perdiamo tempo e facciamo un salto in spiaggia, a Cecina, dove provvediamo anche ad una veloce spesa. Per sera, ci attende una veloce trasferta a San Vincenzo, per mangiare una pizza in compagnia di Luca e Laura che oggi iniziano le loro ferie estive.
San Vincenzo è una vivace località balneare, molto frequentata durante questo periodo. Le vie del centro, la sera, si riempiono di villeggianti.
Una buona pizza, quattro passi ed il solito buon umore; verso mezzanotte è tempo per noi di rientrare a Riparbella, dove arriviamo immersi nel buio delle campagne. Indugiamo un poco all'aperto: in fondo è tempo di stelle cadenti e conviene approfittare di una simile oscurità, sconosciuta alla nostra popolosa pianura Padana.
I giorni successivi sono consacrati al mare. La zona offre molte spiagge, di vario tipo; stupefacenti sono quelle di Vada, le spiagge bianche, per la sabbia candida e finissima che le caratterizza. Un fenomeno dovuto ai residui di lavorazione della vicina fabbrica Solvay e che rende il paesaggio quasi alieno, più simile a quello delle Maldive, più che della costa tirrenica.
Le acque non sono particolarmente calde e non invogliano molto a fare il bagno; ciò nonostante questi giorni scorrono sereni, fra svago e relax. 
Sino a venerdì 12, quando ci ritroviamo a fare nuovamente le valigie, in direzione Pisa: là ci attendono Francesco, gli amici Pisani e gli altri Leggendari che nel frattempo hanno raggiunto la terra Toscana.
Ma questa è un'altra storia, e da qui in avanti è già stata narrata ottimamente dal buon Peppo.

Queste sono state le nostre «Vie del Centro», il Centro di questa Italia ferita ed acciaccata; il Centro di due intense settimane a spasso in Vespa; il Centro della nostra estate; il Centro di una grande amicizia per la quale a Mattia e Caterina va tutta la mia gratitudine.

Grazie per questa bellissima avventura!

> Guarda la galleria fotografica



Commenti

  1. Finalmente la puntata finale di questo splendido racconto! Molto bello poter riassaporare un pò di estate e di viaggi su due ruote a due giorni di distanza dal Natale. Bravi!

    RispondiElimina
  2. Una vacanza perduta per sempre.
    Male per me; bravi voi!

    RispondiElimina
  3. Marco bel modo di sfruttare la convalescenza... a raccontare di un viaggio estivo che davvero è stato Leggendario :) bravo e ancora bravi!

    RispondiElimina

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