13.08.2017 - Quattro passi in Svizzera... anzi cinque


Ricordate il VRaid delle Alpi Svizzere, tenutosi nel 2015? Fra i tanti passi in programma, non ebbi modo di salire a quello della Furka, anche per via delle condizioni meteo in peggioramento. Questo mi ha procurato un certo rammarico, per diverso tempo; aggiungiamo che dopo quest'ultimo, tormentato inverno, ho percepito fortissima la necessità di macinare chilometri durante la bella stagione. Così Luca e Laura mi hanno invitato a soggiornare da loro, a Verbania, per un bel giro in terra Svizzera; e di questa loro sensibilità sono molto, molto grato.
La partenza, inizialmente, era prevista per venerdì 11, nel tardo pomeriggio, in modo da raggiungere Trobaso prima di cena. Il drastico peggioramento delle condizioni meteo ci ha spinto a rimandare tutto di ventiquattr'ore, in modo da beneficiare di temperature più elevate, specialmente ad alta quota.
Così parto sabato dopo pranzo, sotto un bel cielo limpido. Il Rosa, con piccolo cappello di nubi, si scorge nitido ed imponente dalla pianura.
Arrivo a Trobaso e non vi trovo Luca, che invece mi aspetta a Feriolo: non ci siamo incontrati per strada, probabilmente per le poche centinaia di metri in senso unico di circolazione, proprio a Trobaso!
Poco male: forte del motorone, Luca è di ritorno in pochi minuti.
Approfittiamo del tempo a disposizione per equipaggiare la PX Svizzera del portapacchi posteriore, utile per affrontare un po' più comodamente il giro dell'indomani.
In serata approfittiamo della festa degli Alpini, presso la bellissima chiesa di Madonna di campagna, a Pallanza; ottima cucina locale a prezzi popolari, sotto ad un ampio tendone che ci ripara dalla brezza della sera. Per concludere, una piacevole passeggiata contemplando il lago, che qui riflette le luci dei sontuosi alberghi di Stresa e di Baveno. Una stella cadente ci sorprende e ci ricorda la vicinanza allo sciame delle Perseidi in questa prima parte di agosto, vicini al giorno di San Lorenzo.



Verso la Svizzera
Sveglia di buon mattino, alle sette, per essere pronti a partire un'ora più tardi.
Si intuisce che questa sarà una bella domenica di sole, poche nubi innocue turbano un cielo più azzurro che mai.
Partiamo in direzione Domodossola, preferendo il tracciato che passa da Beura Cardezza, Vogogna, Masera, per fare ingresso in Svizzera dalla dogana di Iselle.
Fa fresco. Luca e Laura accostano nel centro di Vogogna per scaldarsi un poco. Brillante la mia constatazione: «Si sente il freddo nelle zone rimaste in ombra nella notte». Cosa piuttosto frequente, almeno a queste latitudini...
Mi riferivo ovviamente alle zone non ancora illuminate direttamente dal sole; intanto, però, la frase è consegnata alla pungente ironia di Luca, come quella volta in cui affermai di avere «poco più del pieno» quanto a benzina residua.
Per fortuna che qui, quando insisto sulla tastiera, riesco ad essere meno maldestro, a tutto vantaggio della stabilità mentale di chi legge.
Ben prima delle dieci siamo ad Iselle, a pochi metri dal confine svizzero, e ci concediamo una seconda colazione. Iniziativa alquanto opportuna, ci permetterà di affrontare meglio la salita al primo dei nostri passi.



Simplonpass, si entra da qui
La Statale del Sempione per ampi tratti affianca la ferrovia che unisce Domodossola a Briga. Ad Iselle, la ferrovia s'insinua nelle viscere del Monte Leone: fra i due grandi portali, dalle forme solenni, sono indicati a grandi caratteri i due anni 1898 - 1921, rispettivamente inizio e termine dei lavori di quest'opera colossale.



La salita al passo del Sempione non è impegnativa: sin dalla fondazione, l'attuale tracciato - che trova origine nell'età Napoleonica - si è sviluppato su una carreggiata molto ampia e senza pendenze importanti, con un massimo dell'otto per cento.
In epoche più recenti, questa strada è stata definita camionale ed ha giocato un ruolo fondamentale nei collegamenti stradali a livello continentale.
Il valico si trova ad una quota di 2005 metri sul livello del mare. Qui il paesaggio è caratterizzato dalla moderna struttura che ospita il bar-ristorante, e dal grande ospizio poco più a nord.
Sul passo si erge, severa e maestosa, una grande aquila costruita con blocchi di granito: il monumento, inaugurato nel 1944, simboleggia l'XI Brigata Alpina Svizzera e vuole rappresentare la forza e la libertà del popolo elvetico.



Presso il valico, un gruppo disordinato di motociclisti guarda i nostri mezzi con malcelata compassione. Pare di leggere nei loro sguardi: «Dove vorranno andare questi coi loro giocattoli?!».
Poveri stolti. Ben altre arrampicate ci attendono!

Furkastrasse, la strada per il cielo
Scendiamo dal passo del Sempione attraverso la strada vecchia, un tracciato più tortuoso, piacevolissimo ed in perfette condizioni. In breve tempo raggiungiamo Briga, una città moderna ed ordinata, adagiata sul fondovalle. Simbolo della città è il castello Stockalper, un grande palazzo di età barocca, residenza dell'omonima famiglia che per secoli esercitò la propria influenza sul canton Vallese e sull'antica mulattiera che ha anticipato la moderna strada del Sempione e che ancora oggi porta il suo nome.


A Briga incontriamo il doppio portale del versante Svizzero del traforo ferroviario del Sempione; il nostro tragitto ha aggirato il massiccio del Monte Leone ed ora, da qui, possiamo imboccare la Furkastrasse. Una strada bellissima, che attraversa la valle di Goms e i suoi bei villaggi, per condurre verso la nostra meta: il passo della Furka.


Immensi pascoli ospitano piccoli agglomerati di case di legno. I tetti bruni paiono mucchietti di foglie appassite, cadute da un albero che non ci è possibile vedere. Chiese dalla muratura candida sono affiancate da campanili affilati. Botteghe, ristoranti, caseifici. Qualche autorimessa. Turisti, automobili con targhe italiane. Chissà com'è la vita, in questa sorta di grosso presepe!
Presso l'abitato di Gletsch, un bivio pone davanti ad una scelta. Da qui partono le salite a due importanti passi alpini: il Grimselpass ed il Furkapass. Noi, ovviamente, non abbiamo dubbi.
La strada della Furka da qui appare come un grosso spago, teso fra i tornanti, collocati con rigoroso ordine geometrico, di qua e di là.


Si abbandonando i dolci pascoli e si esce dal tempo: una strada che rimanda ad altre epoche. Paletti di granito costituiscono l'argine di una carreggiata comunque ampia. A fianco corrono i binari, che vediamo percorsi da un luccicante treno a vapore. Il viaggio nel tempio è consacrato da una nube bianca di vapore.
Dal belvedere si ammirano le strade dei due passi citati, che si inerpicano, come a sfidarsi, su monti affacciati l'uno all'altro; poco più in alto, a 2436 metri d'altitudine, una vecchia autorimessa domina l'ampio piazzale. Nient'altro. Solo le auto in transito.


Non solo auto, per la verità: anche numerose moto e qualche avventuriero in bicicletta. Uno di questi ha condotto qui anche un simpatico cagnolone, che si gode - come dargli torto - il paesaggio dal suo confortevole carrellino.
Presso il belvedere vi è anche l'accesso alla parte visitabile del ghiacciaio del Rodano: il grande fiume qui trova i natali.
Fa freddo, tira vento. Dopo le foto di rito, concludiamo sull'opportunità di scendere per consumare il nostro pranzo in qualche luogo più caldo.


A valle individuiamo una panca di granito, di fronte al cartello James Bond Strasse: qui infatti furono girate alcune scene del film Agente 007 - Missione Goldfinger. Fin troppo facile immaginare l'Astorn Martin DB5 affrontare nobilmente queste curve. Nel frattempo ci accontentiamo di veder transitare auto di paragonabile eleganza: una bellissima Porsche 356 ed una Jaguar Mark II.
Consumiamo i panini premurosamente preparati da Laura, beneficiando del caldo sole. Contemplando il fondo valle, vediamo distintamente il paesino di Realp, dove sosteremo poco più tardi.

San Gottardo, un altro passo storico
Pochi chilometri dopo Realp, presso Hospental, inizia la salita al passo del San Gottardo. Crocevia sin dall'età preistorica, il valico acquisì sempre maggiore importanza a partire dal basso Medioevo. Nel XIX secolo la costruzione di un nuovo tracciato carrabile ne fece un passaggio di grande rilevanza: quel tracciato è ancora oggi percorribile e nel tratto ticinese porta il nome di Tremola. Il suo aspetto odierno è grosso modo quello degli anni '50 del secolo scorso, quando ebbero luogo gli ultimi importanti interventi di manutenzione. In gran parte il percorso è ancora lastricato in granito.


Il passo del San Gottardo si trova ad un'altitudine di 2106 metri sul livello del mare; il bacino di un piccolo lago raccoglie attorno a sè diversi edifici, fra cui alcune fortificazioni militari.
La discesa verso Airolo (Canton Ticino), sull'antico tracciato, è divertentissima: specialmente nel primo tratto, è un susseguirsi di numerosi tornanti; dai quali è possibile contemplare il paesaggio mozzafiato nel quale la strada stessa, ripiegata sul versante, è armoniosa partecipe.


Siamo a metà pomeriggio. Potremmo, secondo i programmi iniziali, proseguire lungo la valle Leventina, verso Biasca, quindi Bellinzona, da lì ritrovare il lago Maggiore e fare rientro verso Verbania.
In realtà già prima della partenza avevamo ipotizzato di prolungare la nostra escursione, includendo anche il passo della Novena e, di conseguenza, un secondo transito dal Sempione.
La stanchezza non c'è ancora: Novena sia.

Nufenenpass: il più recente, il più alto
Giunti ad Airolo, vorremmo effettuare un secondo rifornimento, ma sembra che chi ci ha preceduto voglia prendersi gioco di noi. Così non perdiamo altro tempo, ed impegniamo la strada per la Val Bedretto.
Da qui si sale verso il Nufenen, ovvero il passo della Novena. Di altri distributori, nemmeno l'ombra. Pazienza, abbiamo una sufficiente riserva di carburante.
Superato il piccolo abitato di Bedretto, accostiamo presso un bar per prendere un caffé. D'obbligo, in terra straniera, la puntualizzazione: «Espresso!».
A caro prezzo: la bellezza di 2,50 Euro a tazzina!
Mentre siamo al tavolo, si avvicina a noi un ragazzo originario di Palermo, che ci chiede delle nostre Vespe e precisa - con orgoglio - di essere anch'egli Vespista: la sua PX lo attende in terra siciliana.
Impossibile per noi non pensare ai nostri amici di Palermo - Roberto ed Alessandra - coi quali abbiamo percorso questa stessa strada due anni fa, in compagnia degli altri partecipanti del VRaid.
Le nostre Vespe intanto si gustano il paesaggio: ampie distese di conifere, interrotte da un'alta cascata, nella quiete di questa valle.


Le costringiamo a ripartire e docili obbediscono: una dozzina di chilometri ancora e saremo sul secondo passo stradale della Svizzera per altezza.
Il passo della Novena è di recente costruzione: fu inaugurato nel 1969. Collega Airolo con Ulrichen. Si trova a breve distanza, in linea d'aria, dalla Val Formazza, dove nasce il fium Toce; è curioso notare come nei pressi del passo della Novena nasca il fiume Ticino.


Fa abbastanza freddo. Ne è testimonianza un mucchietto superstite di neve.
Il paesaggio verso Ulrichen è incantevole: una valle colorata dal sole, che con audacia si fa largo attraverso quelle nubi nere che un po' ci avevano impensierito. La strada è piacevolissima, ricca di tornanti, spesso incontra il corso dei torrenti che corrono verso il grande fiume Rodano.


Forse è questo il tratto di strada che più mi ha entusiasmato, e che mi generò tanto stupore due anni fa, quando un bell'arcobaleno andava dipingendosi nel cielo sopra alla valle, con la pioggia ormai placata.
Ad Ulrichen finalmente saziamo la sete delle nostre Vespe. Possiamo ripartire con tranquillità, ripercorrendo la valle del Rodano al contrario, verso Briga.
Cogliamo l'occasione per una veloce merenda, coi panini non consumati a pranzo.

Il quinto passo
Siamo così alle porte di Briga. Ci attende il quinto passo, ovvero la replica del Sempione. Risaliamo attraverso la vecchia strada, che col sole più basso appare ancora più bella. Sostiamo presso un grande ponte, guardando da lontano quello di recente costruzione, inserito nel tracciato moderno.
Ancora pochi chilometri, e saremo ancora a 2005 metri di quota.


Arriviamo in cima al Simplonpass all'incirca alle diciannove, ancora con buona luce. Facciamo una piccola sosta, incuriositi da un gregge disordinato, condotto con affanno da un povero pastore.
Rinfrancati da questa sosta, ripartiamo con ritmo sostenuto.
Nel giro di pochi minuti superiamo il confine, ritornando a calcare la terra italica.
Una transizione un po' traumatica, perché mette in luce il degrado del territorio italiano, pur in una zona curata come quelle del Verbano-Cusio-Ossola.
Il guard-rail un po' deformato, l'asfalto precario, i cartelli coperti dai rampicanti, l'immondizia talora abbandonata a bordo strada. Cose che in effetti è impossibile vedere in territorio elvetico.
È inopportuno tuttavia innescare competizioni: pur coi difetti innegabili, restiamo innamorati della nostra Italia.
Ma rientriamo ben felici della nostra visita in Svizzera: un paese forse non privo di contraddizioni, ma che offre paesaggi stupendi, strade che vale la pena solcare.
Il nostro rientro si sviluppa sulle strade già percorse al mattino.
Ci attende una buona pizza ad Intra e, infine, l'immancabile spettacolo pirotecnico sull'acqua del lago Maggiore a Pallanza.


Finale coi botti di una giornata intensa, ma in ultima analisi non stancante. Piacevolissima, nonostante il ritmo sostenuto, che comunque non ci ha impedito di cogliere tanti piccoli aspetti della nostra visita. Con la promessa, strappata a quelli che furono i nostri compagni d'avventura, di organizzare un nuovo incontro in Svizzera. Un po' più in là, certo.

Grazie 
Non posso non ringraziare Luca e Laura per tanti motivi.
Il primo è certamente la loro generosa ospitalità, per me davvero preziosa.
Grazie a Laura per la premura della sua accoglienza, davvero sovrabbondante, e per la lodevole sopportazione dei tanti chilometri, a fine giornata quasi quattrocento!
Grazie a Luca per aver fatto strada in maniera esemplare, senza sbavature, portandoci anche lungo percorsi meno conosciuti perché nel tempo caduti in disuso, ma davvero meritevoli.
Grazie, grazie di cuore.
E non finisce qui, perché c'è un altro giorno da raccontare. A tempo debito.







Commenti

  1. Che gran bel giro, prima o poi spero proprio di riuscire a farlo! Bravi tutti e tre!

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  2. Complimenti un giro dei passi svizzeri molto belli e impegnativi, bravi !

    RispondiElimina
  3. Marco ho atteso un momento tranquillo, al rientro dalle vacanze, per leggermi con calma il tuo racconto, per assaporarlo e ricordare quei momenti e quei paesaggi...
    Intanto grazie a te per averci accompagnato durante il giro e anche dopo con le tue semprebelle parole! E grazie per le belle foto!
    E' stato un piacere ospitarti e condividere con te questi quattro anzi cinque Passi!
    Paesaggi davvero suggestivi, che ci hanno ricordato il Vraid di qualche anno fa :-)
    Hai ragione, è stata una giornata intensa ma per nulla pesante, anzi speciale.
    Ogni Passo è diverso, per strada e paesaggio, il genuino contatto con la natura si percepisce ovunque!
    Noi domenica abbiamo fatto anche Grimsel e Susten, altri bei percorsi, poi purtroppo un motociclista ha subito un grave incidente - tanta tristezza r.i.p. - davvero occorre sempre prudenza e fortuna...

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