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1-3.10.2016 - Recuperiamo la "Pisana"

La Pisana è con noi sul T3 del Peppo






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Questo racconto, come del resto tutta l'avventura, non si ferma qui: resta in sospeso la Vespa pisana.  
A presto, un mesetto di tempo circa, e ci rivediamo col resto! 

Con questa frase, il sedici di agosto, sospendevo il racconto, ora è il momento di riprendere:
Caterina, da qualche tempo, aveva fissato la data, Marco, un paio di giorni prima, ha fissato l'orario: alle nove di sabato primo ottobre si parte.
Qualche giorno prima, il pulmino fa visita dall'elettrauto, per noie al blocchetto dell'avviamento, poco male, la riparazione è veloce: il giorno dopo è già pronto.
Sabato mattina verso le otto, mi incammino alla volta di Robecco, è incredibile, cambia il mezzo, ma non la mia prima meta, giunto da Marco, ci si adopera per scaricare la panchina centrale del pulmino, accidenti quanto è pesante: c'è più ferro nel telaio della panchina del T3 che nella carrozzeria della Dyane!
Carichiamo una lavatrice, del resto Marco non riesce a viaggiare senza!
Occupa poco spazio e verrà persino usata come tavolino, quasi quasi è fin comoda.
Fabio si preoccupa di gonfiare le gomme, pochi minuti dopo, io e Marco, ci dirigiamo verso Abbiategrasso, quando siamo nei pressi dell'abitazione di Caterina e Mattia, il pensiero va alla rampa, naturalmente dimenticata a Robecco.
Una rapida telefonata con Fabio: l'appuntamento è presso un benzinaio, rifornimento al T3, qualche minuto dopo arriva Fabio con una rapidità e una manovra definita da Mattia: che zingarata! Fabio oltre alla rampa in alluminio, provvede anche a darci una cassa di ferri, non si sa mai!
Percorriamo la vigevanese, tratto della tangenziale ovest di Milano, barriera di Melegnano, prelevo il biglietto, rigorosamente in prima pista a destra e questa volta si parte seriamente: non che prima non fossimo partiti seriamente, ma sappiamo che una volta portato il pulmino a regime, vale a dire una velocità di crociera di circa 80 chilometri orari, indicati dallo strumento, non ci fermeremo per parecchio tempo.
Dopo qualche chilometro iniziano le sorprese di Caterina: dal fondo del pulmino, parte con un contenitore pieno di cornetti alla marmellata e alla nutella e ce lo porta alla panchina anteriore.
Una bella e piacevole sorpresa, che migliora l'umore, già alto, a bordo del nostro lento veicolo.


Si chiacchiera, si scherza, si ride e sembra che in un attimo siamo già allo svincolo per l'autocamionale della Cisa, dopo una manciata di chilometri il paesaggio già inizia a variare, in alcuni momenti ripenso al viaggio con Damiano e la sua trentatrè, il traffico è poco, la nostra velocità di crociera ci permette di gustare le zone e le loro caratteristiche, patisco solamente la scalata della Cisa, per fortuna leggermente, il povero millesei precamera da tutto di sè, ma è oggettivamente piccolino per la stazza del mezzo, quindi la nostra velocità si riduce a soli settanta chilometri orari. In buona compagnia, senza fretta, senza pretese, non ne risentiamo, anzi, scatta qualche commento satirico sulle code che si formavano, dietro a noi, nei tratti a singola corsia.

Sarà il viaggio, sarà la zona, sarà l'orario, ma io sento fame, quindi propongo quella trattoria di Pontremoli, dove avevamo pranzato, di ritorno dalla Toscana, con la Vespa.
Proposta accolta dall'equipaggio, si esce dall'autostrada e grazie alle moderne tecnologie, arrivamo nel posto prescelto.
Oggi sposi, si apre alle 18.00.
Così recitavano due cartelli fuori dalla trattoria, che era effettivamente chiusa.
Ancora una volta ci affidiamo alla tecnologia e scegliamo un altro posto: Osteria con cucina San Francesco e il lupo.
Che dire: W gli sposi.
Magicamente si forma quella catena di circostanze favorevoli: w gli sposi, che han "tenuto" chiusa la trattoria e ci han dato l'opportunità di trovare questa osteria eccellente.
Personalmente ho scelto tortelli al ragù, semplicemente buonissimi; un tagliere di salumi e come non rammentare che, ad ogni fetta addentata, pronunciavo: ah cosa vi perdete...
Tiramisù e caffè per terminare questo pranzo delizioso.
Promesso che ci torneremo! Magari in vespa!
Si risale a bordo del nostro potente mezzo, trascurando il fatto che Marco volesse portarsi via una pianta, pensando bene di chiudere uno dei rami "nella" porta del T3, si riparte.
Un po' per il pranzo, un po' perché Pontremoli mi sembra un bel paesotto e come non ripensare, accennando anche ai miei passeggeri, vecchi ricordi d'infanzia, di una famiglia proprio originaria di questa località, sta di fatto che guido verso il casello dell'autostrada, con un po' di dispiacere di lasciarci alle spalle questo paese, che spero di visitare in futuro, del resto c'è la promessa di ritornare all'osteria... Prima cosa la coerenza!
Percorrendo l'autostrada, anche il cartello Aulla mi dà delle emozioni, principalmente i tre viaggetti con Damiano: il primo per vedere la Novanta del Minetti al quale porgo i miei saluti, il secondo per ritirarla e il terzo per il raduno di Simonini, al quale porgo i miei saluti.
Felici e sereni del buon pranzo arriviamo abbastanza in fretta a Pisa, notando piacevolmente che il T3 si sia bevuto solo mezzo pieno, mica male!
Alle quindici e trenta, scrivo a mia mamma che siamo arrivati, tutto regolare e condivido la mia posizione in quel di Colignola.
Si scaricano i bagagli, due chiacchiere con Francesco e sua madre, si decide di fare un giro in centro, sicuramente nella mente di Marco, anche nella mia neh, c'è l'idea del Ghelardi.
Si riprende il vecchio pulmino e ci dirigiamo verso il centro, parcheggiamo non troppo in centro, quattro passi fanno solo bene "all'andata".


Piazza dei Miracoli

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Ghelardi chiuso, delusione a mille: in effetti io avevo in mente di comprare un'altra lampadina Flösser, pazienza. Un buon gelato per me, yogurt per caterina, gli altri a digiuno, giro della piazza, commenti sulla torre e soprattutto il prezzo per visitarla: ben diciotto euri, li nei paraggi una nostra vecchia conoscenza, Scarrafone: la vespa di Francesco.
Carini e divertenti i tentativi di Marco di fotografare Scarrafone in primo piano e la piazza in secondo piano, con la grande massa di turisti orientali presenti; curiose ed altrettanto divertenti le pose di una turista, ovviamente orientale, per i numerosi selfie che si sia scattata.
Inizia la pioggia ed inizia anche il nostro cammino verso il T3, cammino che si svilupperà sotto una pioggia battente, per farla breve: siamo arrivati al nostro mezzo, bagnati come pulcini.
Degna di nota la cena, presso l'oratorio di Coglignola, cena benefica a favore delle popolazioni colpite dal terremoto circa un mese fa, una buona amatriciana di primo, con tanto di bis e arista di secondo, un po' di insalata per contorno, io ne ho mangiata parecchia, dolci vari e per finire caffè.


Amatriciana solidale

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Finalmente questa iniziativa ci ha permesso di vedere e scambiare due chiacchiere, durante e dopo la cena, con Giorgio, sempre preso con impegni lavorativi.
Domenica mattina speravo di svegliarmi più tardi, non so bene che ore fossero, ma comunque presto, Marco, svegliato più o meno contemporaneamente, segue Francesco in uno dei suoi impegni, Caterina e Mattia dormono, io tento di riaddormentarmi ma niente, però resto volentieri a letto per riposare un po', dopo tutto, il sabato non era stato dei più leggeri.
Poi colazione e non molto dopo il pranzo, ma che pranzo!
La madre di Francesco ha origini tarantine e vive da molti anni a Milazzo, come poter descrivere la mescolanza di due cucine più che valide?
Morale ci prepara delle orecchiette ai broccoletti, orecchiette al ragù con polpette, due piatti che a casa mia sono lo standard, ma per coloro che hanno standard differenti, come usa dire oggi: tanta roba. Di secondo fettine di carne, con una sorta di panatura, e poi passate in forno, buone e leggere, sicuramente molto meglio che la solita panatura fritta.

Di contorno c'era un piatto di verdure miste: peperoni, melanzane, sedano e altro che non ho capito, so solo che io, non sono molto di verdure, ma ne ho mangiata una buona dose, accompagnata col pane.
Per finire banane provenienti dall'india, minuscole e dal sapore come le solite ma acerbe.
Per il pomeriggio si decide di fare un giro al mare a Marina di Pisa, ci spostiamo col Ducato della parrocchia, rigidino, scricchioloso, relativamente rumoroso e sorprendemente brillante, per essere solo un millenove aspirato, brillantezza esaltata dalle doti di Francesco alla guida.


Marina di Pisa


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Prima azione: visita presso il mercatino, niente di che e poi, distesi sui sassi bianchi a non più di tre metri dall'acqua del mare, sole caldo, aria relativamente fresca, quando una nuvola passava davanti al sole, era immediata la percezione dello sbalzo di temperatura, quella leggera brezza come piace a me, di quelle non fastidiose ma che non fanno sudare: una vera goduria. Divertente osservare due cani giocare e nuotare in acqua.
Si ritorna a casa, due partite a carte, vinte entrambe da Mattia, sgrunt!
La sera cena a La Panacea, degna di nota la domanda del gestore verso Francesco: la tua pizzeria preferita era chiusa?
La mia scelta è indirizzata per una bufalina, ottima.


Pizza presso La Panacea


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Terminata la cena, due chiacchiere e un test inaspettato: provo una Star quattro tempi centoventicinque, è incredibile: si riesce ad andare senza mani! È la prima che mi capita su, credo sei esemplari.
Prima di andare a letto una lunga e intensa chiacchierata tra Mattia e Francesco.
La nottata è stata relativamente corta: tra l'andare a dormire tardi, tra il doversi alzare, è il giorno chiave di tutta l'avventura: l'appuntamento è fissato per le otto e trenta al pubblico registro automobilistico. Qualche incomprensione col venditore ma nulla di irreparabile, in pochi minuti siamo tutti riuniti e si può procedere con l'iter burocratico. Iter che si complica, come del resto era previsto, per il fatto che la Vespa ha ancora il complementare, quindi l'operatore del pra, può solo portare a termine il lato giuridico del trasferimento di proprietà, per tutto il resto, è d'obbligo andare in motorizzazione. Sbrigato il tutto, relativamente in tempi rapidi, si va finalmente a caricare, la parte più impegnativa è stata quella di preservare l'unico posteggio disponibile e posizionare correttamente il pulmino per facilitare il carico della Vespa, il tutto senza farsi portar via il posto.
A casa del signor Valter, ci accoglie una ragazza, mentre cerca di dirci qualcosa in merito alla Vespa, Marco era già in posizione per farla saltar giù dal cavalletto e dirigerla verso il cancello.
Ci vengono offerti un fustino di miscela al due e uno specchietto. Salutiamo e andiamo, mi verrebbe da dire relativamente in fretta, credo che non interessasse a nessuno di noi, perdere tempo, ci interessava solo caricare.
Con la rampa in alluminio di Marco e una spinta, il giochetto è facile, un po' di attenzione per accomodarla sul cavalletto, tutti ci adoperiamo per metterla in posizione e a questo punto ce la sentiamo nostra, anche se è di Caterina, d'obbligo un po' di foto alla Vespa, al T3, che forse è il vero protagonista di tutta questa avventura e un po' anche a noi: da un po' di tempo a questa parte, ci si diverte coi selfie di gruppo.


La Pisana è sul T3


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Visto l'orario e visto che burocraticamente ci sarebbe da passare in motorizzazione, razionalmente valutiamo di andarci subito, non ho ancora valutato se sia stato un bene oppure no; sta di fatto che ci dirigiamo verso la ragnatela burocratica italiota.
Servono un po' di fotocopie che a detta dell'operatore, si possono fare dal tabacchino qui avanti. Mentre Marco e Mattia vanno qui avanti per le fotocopie, io aiuto moralmente Caterina nella compilazione del modulo. I due eroi tornano dicendo che non c'è ombra di tabacchino: oleee. Risaliamo sul nostro instancabile T3 e andiamo alla ricerca di un posto utile all'uopo.
Troviamo finalmente il tabacchino qui avanti. Caterina sbriga tutto, paga i bollettini, fotocopia il necessario e cerchiamo di tornare per le undici e trenta in motorizzazione, sia mai che chiudere a mezzogiorno si stanchino troppo eh.
Per non perdere tempo, faccio scendere tutti i passeggeri, meglio che loro vadano a concludere, io parcheggio con calma, scendo, chiudo tutto, mi avvio, quando li vedo tornare tutti e tre con musi lunghi e neri: ehmm, c'è qualcosa che non va?
Si, abbiam fatto tutto, peccato che per la stampa del tagliandino servano quaranta giorni e si deve ritirare di persona o su delega
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Mi permetto di dire S C A N D A L O S O !
Basti pensare che a Milano, un intero passaggio di proprietà, si conclude in quindici, venti minuti, documenti definitivi, pronti alla mano!
Un po' delusi ripartiamo, la meta è la stazione, per recuperare Andrea, che ho avuto modo di conoscere a Bevagna, poi tutti da Francesco.




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Si discute un attimino sul pranzo, nel frattempo Caterina è immortalata mentre non si allontana dal nuovo acquisto; io a dirla tutta avrei preferito a casa, ho un certo timore lasciare in giro il T3 con la pisana a bordo, però la scelta va alla pizza fritta, carichiamo i bagagli, così poi andremo direttamente, ci dirigiamo in gruppo verso Pisa, con una fastidiosissima Vespa nera che ci segue.
Andrea ci fa accomodare il T3 all'interno del parcheggio universitario, buono, molto buono, i miei timori si attenuano e non di poco.
Pizza fritta, niente male: sembra piccola ma riempie.
Ci dirigiamo verso il distributore con le tende, questo sarà l'ultimo angolo di Pisa, una breve discussione tra me e Caterina per chi debba pagare il pieno, pago io e basta! (a volte sono molto democratico) Ultimi saluti con Francesco e sta volta si parte davvero.
Si parte con quel senso di angoscia, tipica delle partenze, razionalmente eravamo li per recuperare la centocinquanta, ma basta il pensiero di dover lasciare i luoghi che già sale la nostalgia.
Ora siamo nelle mani del nostro T3, Marco lo definisce ricavato dal pieno, che dovrà sobbarcarsi trecento e rotti chilometri, con una Vespa al posto della lavatrice!
Degno di nota il sorpasso di un maggiolino, perfetta replica di Herbie, con tanto di saluti e strombazzate.
È lunedì, circolano liberamente i mezzi pesanti, la maggior parte iniziano il sorpasso cinquanta metri prima, credo siano coloro che facciano tanta autostrada, taluni arrivano fino sotto, taluni hanno la brillante idea di sfanalare, come se con una sfanalata i nostri modesti 50 cavalli diventino duecento, mah! Tutto sommato niente da rilevare fino all'unica sosta in zona Medesano, dove approfittiamo delle toilette, ci si prende un caffè e... Caspita: c'è il quaranta per cento di sconto sui salami del salumificio Boschi, nome che mi è noto e so essere una garanzia, senza pensarci ne acquisto uno.
Nulla da segnalare fino alla nota località di Melegnano, celebre per la barriera di Milano, io rapidamente pago al casello, ma Caterina non ci sta e mi lascia i soldi sul mio giubbotto accomodato in qualche maniera sul sedile. Uff.
Molto meno leggera è stata la tangenziale, che decidiamo di abbandonare presso l'uscita ticinese, ci dirigiamo verso Binasco, accidenti sarebbe stato meglio decidere prima, amen, una coda lenta, al punto che inizio a diventare insofferente, ma questo è, ci si deve adeguare con la santa pazienza. Da Binasco, Marco mi guida in una serie di strade, che se va bene, ho percorso un'unica volta, anni fa. È stata lunga, si perde parecchio tempo, diventa buio, chiedo aiuto a Marco: meglio stare attenti in due, non si sa mai, arriviamo ad Abbiategrasso, è solo una delle tappe per me. I saluti, i ringraziamenti e l'abbraccio di Caterina.
Per noie al pannello porta, Marco è meglio che stia dietro, del resto è più vicino alla Vespa, credo sia più contento così. Via di corsa verso Robecco, dove l'accoglienza della famigia Benardi è sempre al di sopra di quel che ci si possa immaginare. Si scarica il prezioso contenuto, si scarica la cassetta dei ferri, i bagagli di Marco, qualche difficoltà a riposizionare la panchina centrale ma nulla di impossibile: una buona spruzzata di grasso è il rimedio che serve. Due battute, i saluti, un po' di ringraziamenti e per me è l'ultimo valzer.
Da Robecco ad Albairate, da solo, il pulmino mi sembra una scheggia, complice che lo tiro un po' di più, ma dopo il ponte, mi piazzo ai soliti ottanta e tirata unica fino alla tangenziale, ottanta anche qui fino casa.
Ore ventuno e diciassette minuti: MISSIONE COMPIUTA.
Settecentoquarantasei chilometri e circa un pieno.







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Ringraziamenti a:

Francesco per la nota accoglienza.
La genitrice di Francesco per l'ottimo pranzo e l'accoglienza. (ahimè non rammento il nome)
I volontari dell'oratorio per la cena.
Giorgio, finalmente ci si è visti.
Andrea e... per aver condiviso un pezzetto della nostra avventura.
Caterina per l'opportunità di realizzare questa avventura, acquistando la pisana.
Marco mi verrebbe da dire per avermi invitato a Genova nel lontano duemilatredici.
Mattia per essere stato compagno di avventura.
Famiglia Benardi un po' per tutto.
Valter per la Vespa.
Osteria con cucina San Francesco e il lupo per l'ottimo pranzo.
La Panacea per l'ottima pizza.
Pizzeria Bagni di Nerone per la buona pizza fritta.
I vari operatori incontrati nell'iter burocratico.
Autogrill Medesano per il salame.
Benzinaio di Pisa.
Esattore di Melegnano.
Tutti coloro che in qualche modo hanno partecipato in questa avventura.
Tutti coloro che ci hanno supportati moralmente.

Ben arrivata Vespa e buone avventure.
Grazie T3: sei eccezionale.

> Guarda la galleria fotografica

Commenti

  1. Un'altra avventura di quelle che lasciano il segno...
    L'ospitalità di Francesco e sua madre, gli amici pisani, il viaggio con un mezzo che già da solo è poesia pura; la compagnia, l'amicizia, l'ambito bottino...
    Uno spettacolo. Grazie a tutti!

    RispondiElimina
  2. Un altra bella avventura bravi

    RispondiElimina
  3. Amici, Pisa, Vespa... ecco gli ingredienti per un'altra bella avventura! W W W W W :)

    RispondiElimina

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