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13.06.2017 - Sacra di San Michele



La Sacra di San Michele è il monumento simbolo del Piemonte. Questa già è eloquente: in questa terra certamente non avara di tesori, oltre che di bellezze naturalistiche, spicca questo luogo, dalla storia millenaria, nel quale si intrecciano arte, natura, leggende e complesse vicende storiche.
Quella che mi accingo a raccontare è una gita programmata da tempo, dallo scorso anno, poi saltata per i capricci del maltempo lo scorso ottobre. Meglio così: col caldo di giugno è stata certamente molto piacevole, nonostante la foschia dovuta all'afa abbia in parte penalizzato la vista sui bei paesaggi della bassa Val Susa.
Una gita particolarmente sentita e agognata, tanto da aver radunato un bel po' di amici: oltre a buona parte dei soliti Leggendari. anche Francesco dalla Val d'Aosta, Mirko ed Elena da Rivoli e, infine, Vincenzo e suo figlio Daniele da Buttigliera Alta.
Partenza, come è opportuno, di primo mattino: la strada da percorrere non è poca e le tempistiche devono essere adeguate di conseguenza.
Il gruppo va componendosi strada facendo, ai vari ritrovi: Vigevano, Crescentino, Chivasso, infine Rivoli.
Per giungere a Torino, naturalmente, dobbiamo attraversare le pianure della Lomellina e del Vercellese, coi loro sconfinati rettilinei: Casale Monferrato, Morano Po, Trino, Crescentino. Qui cerchiamo un bar e incontriamo, in piazza, alcuni passanti incuriositi; fra questi il piccolo Vasco, che Giorgio con tempestiva sensibilità fa immediatamente montare a cavallo della Vespa.


Donata un po' di felicità a questo bimbo, scopriamo che Luca e Laura sono già a Crescentino e ci aspettano presso un bar; li raggiungiamo immediatamente.
Nel frattempo anche Francesco ha già superato Chivasso e ci informa che sta venendoci incontro verso Crescentino; per qualche disguido, riusciamo nella non facile impresa di non incontrarci per strada...
Qualche contatto telefonico, veloce scambio di localizzazioni GPS, nel giro di un quarto d'ora ci ritroviamo all'ombra di una poco poetica ma efficace pensilina di un distributore di carburante.
Bene, a questo punto mancano solo i Torinesi che incontreremo dopo aver superato il capoluogo Piemontese.
Cosa non facile: la circonvallazione interna di Torino abbonda di semafori; l'asfalto è quello che è ma, soprattutto, gli automobilisti dimostrano un livello di indisciplina decisamente superiore alle nostre aspettative. In città consumiamo una dozzina dei chilometri del nostro trasferimento, e sono ampiamente sufficienti per questa giornata.


In uscita da Torino, il traffico diventa più sostenibile; teniamo le indicazioni per Rivoli; al di fuori di questa cittadina, presso l'Abbazia di Sant'Antonio di Ranverso, troviamo Mirko ed Elena ad attenderci.
Qui, all'ombra di grandi alberi, possiamo consumare in tranquillità il pranzo al sacco, senza l'oppressione del caldo.
Dopo pranzo, ripartiamo verso Avigliana, sostando presso un bar per l'irrinunciabile caffè. Il cielo grigio di foschia lascia appena intravedere, su una vetta, il profilo inconfondibile della Sacra.
Per salire, occorre impegnare una strada abbastanza stretta e tortuosa, senza protezione laterale, che si inerpica sulle pendici del Monte Pirchiriano, uno sperone roccioso, piedistallo naturale del complesso architettonico della Sacra.


Un ardito capolavoro, la cui storia inizia probabilmente nell'VIII secolo, all'epoca dell'occupazione Longobarda della valle, coi primi insediamenti dedicati al culto dell'Arcangelo Michele.
Siamo nei pressi del tracciato della via Francigena, a valle del Moncenisio e al confine col regno dei Franchi: nella piana sottostante ebbe luogo la celebre battaglia delle Chiuse, che vide il trionfo di Carlo Magno e l'avvento del Sacro Romano Impero.
La leggenda vuole che la fondazione della Sacra ebbe luogo per l'impegno ispirato di San Giovanni Vincenzo, arcivescovo ed eremita che peraltro nacque nella nostra terra, a Besate.
Giovanni Vincenzo diede origine ad un piccolo oratorio, probabilmente affiancato ad altri due già esistenti.


Fu poi l'impegno, come forma penitenziale, di un nobile francese, Ugone di Montboissier, a portare alla costruzione, nei primi anni dopo il 1000, della grande abbazia, affidata dai monaci Benedettini che la ressero sino al 1622.
L'abbazia fu espressione di spiritualità monacale; fu asilo per pellegrini e protezione per gli abitanti della zona; fu anche simbolo di potere temporale e di giurisdizione su un territorio molto ampio: per esempio, la Grangia di Pobietto, nel Vercellese, che abbiamo visitato pochi giorni fa, fu per parte della sua storia sotto il controllo diretto della Sacra.
La Sacra si trova sul cammino dei pellegrini che, nel medioevo, partendo dall'Irlanda, attraversavano l'Europa verso Gerusalemme. La Sacra è collocata nel punto mediano, in linea d'aria, rispetto ad altri due luoghi di grande importanza dedicati al culto di San Michele: Mont-Saint-Michel, in Normandia, e Monte Sant'Angelo, in provincia di Foggia.
L'Abbazia di San Michele della Chiusa è detta "Sacra" perché. secondo la Leggenda, la consacrazione ebbe luogo per intervento diretto degli angeli, che anticiparono così l'autorità ecclesiastica. Di questo ebbe prova, destato dal sonno, il vescovo di Torino Amizone, vedendo un globo di fuoco sulla sommità del monte; questo all'epoca era chiamato Porcariano, ovvero "monte dei porci", per via degli allevamenti che vi avevano sede; in seguito il nome fu modificato in Pirchiriano, dal greco "fuoco del Signore".


Dalla sua fondazione, la Sacra fu retta per oltre seicento anni da monaci dell'ordine Benedettino; sino alla seconda metà del XIV secolo, la comunità ebbe un abate monaco, espressione della totale autonomia religiosa e civile dell'Abbazia; il malgoverno dell'ultimo abate, Pietro di Fongeret, portò alla soppressione della figura dell'abate monaco, sostituita da quella dell'abate commendatario, su pressione di Amedeo VI di Savoia. Da allora la Sacra cadde sotto il controllo della casata dei Savoia; vi rimase per secoli, in progressivo declino, per la via via minore sollecitudine nella manutenzione di una così grande e complessa struttura. Questo portò, nel 1622, alla soppressione del monastero, ormai abitato da soli tre monaci. Si dovrà attendere il 1836, per vedere la rinascita di questo luogo: fu Carlo Albero di Savoia a dare l'impulso per il restauro di questo grande complesso architettonico, assai provato da anni di abbandono; la Sacra fu affidata all'ordine Rosminiano che ancora oggi la custodisce.


Nel XIX secolo, la struttura fu oggetto di grandi interventi di restauro. Furono aggiunti gli archi rampanti, con felici scelte filologiche, allo scopo di evitare il collasso delle mura della chiesa. Oggi ci appare in tutta la sua imponenza, posata su un pinnacolo di roccia e su un ampio piedistallo di muratura in pietra, soluzione coraggiosa ma efficace. Un edificio unico nel suo genere, atipico in molti aspetti: la faccia si trova al di sotto dell'abside; superato l'ingresso, una ripida scala, detta "scalone di morti", conduce ad un balcone esterno, dal quale si accede alla chiesa. Una sorta di cammino ascensionale dal significato simbolico, con evidentissimi richiami alla caducità della vita terrena (memento mori) e alla necessità di conversione e redenzione.
La visita guidata è veloce e piacevole; si sofferma sia sulla grande storia secolare del tempio, sia sul suo valore artistico e spirituale. Un luogo da visitare, perché nessun racconto e nessuna fotografia potrà rendere l'idea della sua bellezza.
La visita si conclude al bar, con un fresco gelato.
Nella discesa verso Avigliana, incontriamo Vincenzo e Daniele, che avrebbero dovuto accompagnarci alla Sacra, ma per un imprevisto hanno dovuto rimandare. In loro compagnia raggiungiamo un parco a Buttigliera Alta, dove possiamo scambiare quattro chiacchiere in compagnia, pianificando qualche altro giro nella zona.


Passate le diciassette, realizziamo nostro malgrado che è ora di prendere la via del rientro. Francesco verso la sua Val d'Aosta, noi in direzione della pianura afosa. Preferiamo strade a scorrimento veloce, evitando il centro di Torino. Per via del traffico, il gruppo si divide per sbaglio ad uno svincolo. Ma Vespa Legend Team è anche pazienza e voglia di ritrovarsi, così dopo un giro di telefonate il gruppo si riunisce a Chivasso e prosegue per Crescentino. Qui le nostre strade possono dividersi, con un saluto caloroso e l'appuntamento già fissato per sabato 17!


Un ringraziamento ai nostri amici piemontesi per la bella giornata trascorsa insieme!

Commenti

  1. Questa gita tenuta in cantiere da tempo , che spettacolo di posto ,
    un saluto a tutti.

    RispondiElimina
  2. Gran bella gita! E questa volta non dobbiamo nemmeno aspettare molto per rivederci ;-)

    RispondiElimina
  3. Eh già proprio una gita bella!
    La Sacra è davvero un posto suggestivo e la visita guidata è stata piacevole, peccato per l'afa che non ha reso bene il panorama... ottimo il picnic al fresco dell'Abbazia...
    L'immagine di Giorgio col bambino sulla vespa è tenerissima :-)
    Bella occasione per rivedere Elena & Mirko e per conoscere Vincenzo e suo figlio.
    Marco come sempre racconto immenso!
    Avanti così :-)

    RispondiElimina

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