6.08.2017 - San Ponzo... anzi no

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Prima domenica di agosto... consacrata, secondo le aspettative, ad un'ottima sagra in Oltrepò: quella del borgo di San Ponzo, presso Ponte Nizza.
Appuntamento già ipotizzato durante il nostro weekend valdostano che, alla vigilia, sembra messo a rischio da condizioni meteorologiche avverse.
Nonostante questo, domenica mattina, la gita è confermata. I più lontani si mettono in viaggio e, loro malgrado, incontrano dopo pochi chilometri un simpaticissimo fortunale estivo, con vento e pioggia a dir poco scrosciante.
Sono quasi le nove e mi ritrovo sulla soglia di casa col cellulare in mano, spettatore di un bel nubifragio.
Luca e Laura sono fermi a Magenta, sotto la pensilina di un distributore; Leonardo è sotto un ponte in quel di Vermezzo. Mi ritrovo ad essere il nodo di una frenetica consultazione: al resto della truppa la valutazione sul da farsi; Luca e Laura, fradici, meditano comprensibilmente il rientro; Leonardo, cessato il temporale, mi informa che verrà verso casa mia.
Cosa fare? A Vigevano, in frazione Piccolini, si tiene una festa paesana, con buona cucina; si può ripiegare per questa soluzione, eventualmente in auto, se il tempo non dovesse migliorare.
Via, aggiudicato. Luca e Laura, con ammirabile caparbietà, si spingono sino a Robecco. Un phon li attende!
Nuove consultazioni ed alla fine ci facciamo coraggio, persuasi anche da Leonardo: in Vespa ai Piccolini, e poi si vedrà.


Alle undici e un quarto siamo sotto casa di Giorgio e Sandra; il gruppo si compone, premiato da un timido sole.
Ci dirigiamo con calma verso il parco che ospita la festa, dove c'è già un tavolo prenotato tutto per noi.
Mangiamo ottimamente: risotti, buona carne, polenta e merluzzo, dolci caserecci.
Come ripiego, in effetti, non c'è male.


L'afa si scatena, dopo il temporale mattutino, e verso la fine del pranzo ci fa sudare. Uno sprone propizio: ci invita a rimontare in sella.
Dove andiamo? Peccato per San Ponzo ma... è facoltà propria del Vespa Legend Team quella di raddrizzare anche le giornate più storte.
La gita così diviene quella che Dario, a ragione, definisce una zingarata. La citazione forse non necessita di chiarimenti, ad ogni modo è riferimento alle celebri scorribande dei protagonisti di «Amici Miei».


Si parte, così, un po' a caso. Verso il Novarese. Gravellona Lomellina, Tornaco, Nibbiola, Monticello con Granozzo, Pagliate, Lumellogno. Strade deserte. E, qui, Dario a Luca: «Adesso vai avanti tu»
Sconcerto iniziale. Attraversiamo Novara e in pochi minuti siamo già a nord del capoluogo, al cospetto di lunghi rettilinei e sotto un sole opprimente.
Fra me e me penso: «Cerco un albero e dormo». Pensiero - lo scoprirò poi - condiviso dalla maggioranza.
Tentando una divagazione collinare, corriamo verso Borgomanero. La nostra destinazione è la vicina località Boca, sede di un celebre santuario, che avevamo già visitato qualche anno fa
Il tempio, intitolato al Santissimo Crocifisso, è una delle opere di maggior rilievo dell'architetto piemontese Alessandro Antonelli. In esso è ben evidente la cifra stilistica del suo progettista, la ricerca ossessiva di slancio verso l'alto; l'intero edificio costituisce infatti un complesso imponente, con un notevole sviluppo verticale, alleggerito da colonnati e alternanze di vuoti e di pieni.
Come nel caso di altre opere dell'Antonelli, l'ardita ricerca di altezza ad ogni costo comportò non poche criticità; per questo il progetto fu a più riprese rivisto e ridimensionato, anche dal figlio Costanzo, che guidò il cantiere dopo la scomparsa del padre. Nell'agosto del 1907, per gli effetti di un forte nubifragio, parte della struttura collassò su se stessa; la ricostruzione ebbe luogo su disegni assai più prudenti, e fu abbandonato il progetto antonelliano dell'altissimo campanile.¹
Circa un secolo fa la struttura veniva ultimata e aperta al culto. Si intuiscono alcune delle vicissitudini relative alla sua costruzione: ha l'apparenza, talora, di un'opera ciclopica incompiuta, pur nel suo fascino solenne.
La facciata domina un grande piazzale; attorno, una schiera di alberi dona un po' di ombra; sul retro, l'antica cappella col Crocifisso.


Il vicino bar è meta dei Leggendari, bisognosi di qualcosa di fresco. Oggi i ghiaccioli la fanno fa padrone. Forse perché non c'è traccia di cuccioloni?
Anche Dario si rassegna al ghiacciolo, consumato tempestivamente.
Ma ha una pessima idea.


Sostiamo presso un paletto di ferro, nel quale delle api lavorano alacremente alla costruzione dell'alveare. Il nostro LeggenDario si ritrova con lo stecco del ghiacciolo in mano. Con mossa non destrissima, getta lo stecco nella cavità del paletto. E qui iniziano le sventure. Ricordate la definizione di genio, nel citato «Amici Miei?
Ve la ricordo io: «È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione.»
Giorgio, che ben impersona questa definizione, subito pizzica alla gamba Dario, che prende a correre. Fuga inutile: le api, quelle vere, non perdonano. Scaricano il loro arsenale lasciando due grosse punture sul collo del povero Dario.


Il tutto fra l'ilarità generale e con una prognosi sostenibile, sentenziata dal buon Leonardo, mentre osserva divertito le punture.
Sia ben chiaro: io vorrei parlare anche d'altro, ma ogni volta un puntuale show mi costringe a raccontare qualche disavventura del LeggenDario.
Anche stavolta il divertimento non è mancato e, scommetto, un sorriso stampato ci ha accompagnati sino a casa, nonostante qualche rettilineo ed un po' di calura.

Buone vacanze a chi parte, e pure a chi resta!
Alla prossima!


¹Per approfondire: vedi il sito ufficiale.







Commenti

  1. Che spasso , leggendo mi sono rivisto le scene di domenica
    risate a più non posso.

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  2. Già, già proprio una bella zingarata! :D

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