19.08.2018 - Val Sermenza

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La Val Sesia è una delle più belle incarnazioni della montagna Piemontese: una valle ampia, verde, costellata di piccoli borghi storici e coronata da un'imponente dispiegamento di monti, fra i quali svetta - è il caso di dirlo - il massiccio del Monte Rosa.
Essa è nota per lo più per alcuni centri di grande importanza: Varallo coi suoi tesori artistici; Alagna quale porta per il comprensorio del Rosa; ad essi si aggiungono le località della bassa valle, animati da intensa attività commerciale ed industriale.
Ma l'anima della Valle e delle due radici Walser si apprezza senza dubbio nei numerosi piccoli villaggi, raccolti sulle sponde del Sesia o nelle varie valli laterali.
La nostra gita questa volta è in Val Sermenza, una valle laterale che, come la Val Mastallone (visitata lo scorso anno), si apre sulla sinistra orografica del Sesia. È attraversata dall'omonimo torrente e su di essa si innesta un'ulteriore valle laterale, la Val d'Egua.


Raggiungere la Val Sesia è facile, percorrendo la provinciale che collega Novara a Romagnano Sesia: un lungo rettilineo che si percorre velocemente; Romagnano, Prato, Serravalle, Borgosesia ed infine Varallo. Da quest'ultimo centro, noto per il monumentale Sacro Monte e per altri tesori preziosi, inizia l'alta valle. La strada si fa più stretta e la quota sale progressivamente. Boschi e pascoli si alternano a piccoli centri.
All'altezza di Balmuccia si apre, sulla destra, la strada che porta in Val Sermenza. Strada divertente, ricca di curve, che attraversa anche qui piccoli borghi di chiara impronta Walser. Massicci campanili sono nucleo di aggregazione degli abitati, caratterizzati dalle tipiche case Walser, con i grandi balconi cinti da pali in legno.



Queste abitazioni, largamente diffuse in tutte le valli vicine al Monte Rosa, sono sempre caratterizzate da fondamenta e muri al pian terreno in pietra; qui trovavano posto il deposito e l'eventuale stalla; al di sopra, uno o più piani interamente cinti da mura in legno, a custodire l'abitazione vera e propria. Tutt'attorno, ampi ballatoi ben riparati e circondati da mura in legno ospitavano i prodotti agricoli, lasciati qui ad essiccare. Abitazioni, dunque, estremamente funzionali, oltre che bellissime da vedere.
La nostra destinazione è Rima, ultimo abitato della valle. Qui sostiamo per pranzo, approfittando di una delle specialità di questa zona: la miaccia, una sorta di crespella preparata con ingredienti semplici (farina, uova e latte) e senza ricorrere al sale.


Giunti a sazietà, approfittiamo per una visita al borgo e per una passeggiata nei dintorni, sino ad una pittoresca cascata che dal monte si tuffa nella valle.
Appena fuori dall'abitato si trova anche la gipsoteca di Pietro della Vedova, scultore nativo di Rima; ne approfittiamo per una breve visita.


La comparsa di alcune nuvole minacciose ci incoraggia a riprendere i nostri mezzi e ad affrontare la discesa; sostiamo a Piaggiogna, incuriositi dei cartelli del «Solivo Express». Si tratta di un piccolo convoglio monorotaia a cremagliera che, partendo dal ponte sul Sermenza, sale sino all'Alpe Solivo, sede si un rifugio gestito dalle Sorelle della Carità e tappa intermedia nella salita al santuario della Madonna del Sasso. Ci ripromettiamo di tornare qui per un giro su questo trenino e, magari, per un buon pranzo presso il rifugio.


Tornati alle Vespe, riprendiamo il nostro cammino di discesa; giunti a Varallo, decidiamo di rientrare toccando le sponde dell'amato lago d'Orta e per questo percorriamo il passo della Colma, che ci porta a Cesara. Dopo una doverosa pausa-gelato, è tempo di salutare Luca e Laura che fanno rientro verso Verbania e, per noi, di tornare nell'afosa pianura.
Portando a casa qualche progetto per il futuro.








Commenti

  1. Marco ormai attendiamo i tuoi bei racconti settimanali corredati da altrettante foto, come quando si aspetta l'uscita in edicola della rivista preferita ;-)
    Grazie e alla prossima!

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