3.08.2019 - Vecchiette al Simplonpass

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A maggio, un vero tempo da lupi ci impedì di partecipare alla tradizionale motoconcentrazione che si tiene sempre la prima domenica del mese al passo del Sempione. Il valico, come testimoniato dalla webcam perennemente puntata sul piazzale, era sferzato da venti ad oltre novanta chilometri orari, col continuo passaggio di nubi cariche di pioggia. Nei fotogrammi, comprensibilmente, nessuna motocicletta.
E questo ha lasciato un vuoto che io e Luca ci siamo ripromessi di colmare, più avanti, magari portando oltre i duemila metri di quota le nostre due Vespe un po' più anziane: la sua VNA1T del 1957 e la mia VNB5T del 1964.
L'iniziativa è rimasta sopita sino all'inizio di agosto, quando l'idea è riaffiorata ed ha potuto trovare compimento.
Le prestazioni modeste degli attempati due tempi richiedono tempo - e perciò una partenza anticipata - per affrontare trasferimento e scalata. Partiamo perciò attorno alle sette del mattino; le due nonnette sono scortata da due moto recenti e prestanti: papà Fabio, Emiliano e Marinella.
La strana, paradossale formazione di veicoli si compatta in quel di Oleggio; da qui affronta la consueta strada che conduce sino a Castelletto Ticino, dove il tragitto prende a coincidere con la statale del Sempione: già qui, dunque, siamo sulla «buona strada».
A Feriolo è tempo di una pausa panoramica, potendo contemplare il piccolo borgo che con semplice eleganza si specchia nelle acque del lago Maggiore.


Dobbiamo ora addentrarci nell'Ossola, transitando anzitutto da Gravellona Toce e poi da Ornavasso. Optiamo per percorrere la strada sulla destra orografica del Toce. Una strada meno ampia, che attraversa borghi dalla inconfondibile connotazione ossolana. Non mancano chiese in pietra e antichi quanto sobri palazzi, alternati a villette e rustiche rimesse. Gli abitati si sviluppano sostanzialmente in piano, circondati da estesi campi; tutt'attorno, montagne via via più imponenti e rocciose cingono la valle, stagliandosi nel cielo limpidissimo.
Incontriamo il grande centro di Domodossola: tempo di fare rifornimento e di bere un caffè. Da qui inizia la vera salita. Il confine di Stato, a Iselle, dista una ventina di chilometri; la strada è in costante salita, talora sospesa su lunghi viadotti. L'aria «cambia», la temperatura scende.
Al superamento della dogana italiana, dobbiamo in qualche modo celebrare l'ingresso in Svizzera con una foto sotto ad un cartello.


Ci attende ancora un significativo dislivello. Le due nonnette, pur con prestazioni diverse, si battono valorosamente; pur accusando gli effetti dell'altitudine sulla carburazione, giungono caparbiamente in vetta, destando peraltro la curiosità di alcuni avventori e dei numerosi motociclisti che sono giunti lì con mezzi moderni ed estremamente potenti, ed eppure forse convinti, in cuor loro, di aver compiuto una specie di impresa.
Scattiamo qualche foto di rito, per poi superare, di nuovo in sella, il valico, percorrendo qualche chilometro in direzione Briga.


Un bel tavolo in granito sul prato a bordo strada è il posto giusto dove consumare il pranzo al sacco.
Rimandiamo il caffè alla prima sosta su suolo italiano: è decisamente più a buon mercato. Pranziamo in tutta serenità. Non ci resta che iniziare il rientro verso la madrepatria, consapevoli di rimpiangere presto frescura e pulizia che qui, in territorio elvetico, decisamente non mancano.
Prendiamo il caffé a Masera e attraversiamo l'Ossola restando, ora, alla sinistra orografica del Toce.
Rientro tranquillo, percorrendo di nuovo la strada costiera del lago Maggiore, che in qualche modo è casa nostra.
Le due Vespe anzianotte non battono ciglio e ci riportano a casa dopo circa trecentocinquanta chilometri entusiasmanti.











Commenti

  1. Svizzera, Sempione una meta sempreverde :-) forza vecchierelle! Gran scorta con le moto ;-)

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