Il Sempione secondo Peppo

Da 4 maggio 2014 - Passo del Sempione e Ossola

Sabato sera non è che fossi molto convinto: aveva piovuto e il cielo non era per niente convincente.
Una breve uscita e al ritorno la solenne decisione: portare il Bagigio nell'altro garage e avvicinare a casa la Freccia Verde.
Eseguito il breve scambio, una altrettanto breve preparazione: il pieno di miscela, una sorta di pulizia del bauletto per far spazio ad un flacone, già a metà, di olio e la bandierina in posizione verticale, sul portapacchi anteriore.
La mattina di domenica la levataccia, io odio alzarmi presto ma poteva valerne la pena. Prima operazione, il controllo del meteo sbirciando dalla finestra: wow un cielo limpido che non si vede molto spesso, poi colazione, a seguire la vestizione: il pantalone invernale, la felpa invernale, mi tocca abbandonare le mie adorate Converse, temo che la tela non sia così protettiva contro il freddo; fascia per la schiena, giubbotto e via andare.
Due pedivellate e lo stanco centocinquanta inizia a rombare, fotografia di rito allo strumento “contastrada”, tlac prima, si parte.



La mia prima meta da raggiungere è una rotonda in una zona tra Busto Garolfo e Canegrate.
L'orario stabilito era per le sette e venti. Una telefonata e Luca mi rassicura che in pochi minuti sarà sul luogo prescelto.
Ad un tratto un suono tipico di motore di Vespa a "manetta" ma ancora non si vede nessuno, qualche secondo di pazienza, ecco si vede apparire l'arcobaleno celeste.
Si parte verso quello che sarà il punto di incontro per tutti, un benzinaio di Oleggio.
Il duecento celeste tira, impossibile per la mia Freccia Verde tenere il passo.
Ad un semaforo Luca mi espone un'idea geniale "se vado troppo forte, mi superi e me lo dici".
Il viaggio prosegue tranquillamente a "manetta" fino ad Oleggio, tempo un paio di minuti ed arriva il resto del gruppo.
Io e Luca conveniamo che l’idea del sorpasso per dirgli di rallentare non è valida!
Chi arriva col frullo, chi arriva col Kava, Marco col duecento, che delusione, ma comprensibile, va che bello c’è il Fede col duecento nero e poi, eh si c’è anche una 2T150, ahimè, altra delusione, manca la Bentley, per completare il gruppo ci sono due “nuove presenze” almeno per me.


Da 4 maggio 2014 - Passo del Sempione e Ossola

La strada verso Arona procede bene senza nessuna segnalazione.
Poco dopo il paesaggio e il percorso si fanno interessanti, costeggiare il Verbano col cielo azzurro è piacevole, velocità media, curve non impegnative, ci si può permettere, senza esagerare, di guardare il lago a destra, grandi alberghi a sinistra, un insieme di circostanze che mi ricordano molto le innumerevoli passeggiate costeggiando il Lario, sarà per la vicinanza da casa ma resta il mio lago preferito.
Nonostante il mio centocinquanta sia stanco, un sorpasso di troppo, un secondo bus davanti, mi sfugge una rotonda via diritto, rallento, non arriva nessuno, bah strano, mi fermo, li aspetto e intanto accomodo la fisiologia del naso. Il dubbio diventa certezza, devo tornare indietro, girare a destra ed eccoli li tutti che mi aspettano. Si approfitta per una breve pausa.
Si prosegue, zone assolutamente nuove per me, siamo su una strada bella larga, si decide di fermarci in un’area di servizio, meglio, la Freccia Verde è già in riserva e ultimo incontro per la formazione finale del gruppo: Felice col suo bolide.
Si riparte, il primo tratto di strada non è niente di che, la Freccia Verde riesce a sfiorare gli ottanta all’ora ma da li a poco il frullo, il Kava, i duecento, il bolide del Felix e il 2T150 risentiranno poco della pendenza mentre il mio viaggio principia a diventare una sofferenza però rassicurata da una scorta di tutto rispetto.
Il paesaggio è in pratica formato da montagne con la cima bianca e la strada non smette di salire si stringe, qualche tornante, qualche centro abitato da attraversare, tipico percorso alpino.
Un fatto assolutamente da segnalare è un tunnel, credo lungo più o meno due chilometri e mezzo, che inizialmente era ben illuminato, per poi diventare poco illuminato ed infine completamente buio, gasp! Mi ritrovo a bordo del mio mezzo, in una galleria, che già apprezzo poco di mio, e questo buio che mette una certa angoscia, il mio faro emette una timida luce che mi permette di vedere poco più in la del parafango sovrastato dal “chiarino” VW che nel suo piccolo, aiuta ad illuminare la strada.
Dopo non so quanti chilometri, si arriva alla dogana, ebbene si, un’esperienza nuova per me, uscire dal territorio italiano su una “due ruote” e non una qualunque: la mia Freccia Verde.
Il doganiere ferma due vetture, poi tocca a noi motociclisti che ci fa passare tutti senza esitare.
La pendenza aumenta, la sofferenza diventa più che sofferenza, l’ultimo tratto è uno strazio, oramai non riesco nemmeno a tenere la terza, seconda, quaranta all’ora, ogni tanto un tentativo di terza ma niente, non ne vuole sapere e allora tanta pazienza per non parlare della coda che si è formata dietro, ode alla mia scorta che non mi molla nemmeno per un istante.
Salite, curve, tornanti, ma soprattutto aumenta la quantità di bianco del paesaggio, c’è molta neve, gli ultimi quattro o cinque chilometri mi hanno messo a dura prova per il freddo.
Qualche piccolo sforzo (piccolo, potesse parlare il gruppo termico…) ed ecco la meta: Simplonpass, ben 2005 metri di altitudine, neve dappertutto, ma a farla da padrona in questo frangente è la distesa di motociclette presenti.
Per il primo quarto d’ora di presenza sul passo, per me la fa da padrone il freddo.
Fortunatamente il cielo è di un azzurro splendido, il sole scalda, l’aria è gelida, però fermo al sole, mi passano i brividi.


Da 4 maggio 2014 - Passo del Sempione e Ossola

Con qualche fatica attraversiamo a piedi tutta la distesa di moto, c’è di tutto, qualche esemplare si fa notare per la personalizzazione, qualche altro esemplare si fa notare per l’accuratezza del restauro, un casco si fa notare per una bestia che fa da rivestimento.
Una curiosità per me, è una piccola band che suona sul cassone di un semirimorchio di un bilico presente al passo.
Siamo arrivati tardino, la manifestazione è praticamente al termine, un paio di foto del gruppo e torniamo verso i nostri mezzi.
Circa metà della distesa di moto, si è messa in movimento, almeno ci evitiamo metà fatica per raggiungere la zona opposta.
Sarà che appena arrivato ero preso dal freddo, sorpreso dalla neve, sorpreso dalla veduta di tutte quelle motociclette, bene o male non pensavo a nulla, o meglio, pensavo al freddo!
Tornando verso i nostri mezzi, ero fiero della mia Freccia Verde, classe ’81, quest’anno sono 33 suonati, stanca, con una crepa preoccupante al telaio, eppure è LÍ a quota duemilacinque sul livello del mare, a circa centoottanta chilometri da casa, dentro di me vivo una mistura di sentimenti difficile da esternare, da un lato avevo patito la salita, ma da un lato la soddisfazione di come questa lamiera mi abbia portato a “spasso sul passo”, senza esitare, senza cedimenti, con le proprie forze, lentamente ma con un’affidabilità eccellente.
Altra foto di rito coi mezzi in fila sotto l’Aquila del Sempione e si riparte.
Un po’ temevo il freddo, però, tra l’orario, tra che il percorso è in discesa, non dovrei temere più di tanto e in effetti nessun problema per le basse temperature.
Come dice Marco “meno male che il percorso è moderno: se in una direzione è salita, in direzione opposta è discesa!” non ha mica tutti i torti, quarta velocità, un filino di gas e si viaggia a ottanta che è una bellezza.
Solo il vento laterale poteva disturbare, un paio di folate si son fatte sentire, spostando l’avantreno di una quindicina di centimetri, senza preoccupazioni, un’altra folata, più violenta, evidentemente ha sollevato della sabbia, mi sono sentito una raffica di punture in faccia, ora capisco come si sente una lamiera, durante il trattamento di sabbiatura!
Ci si dirige verso Beura Cardezza, per il pranzo. Mentre mi gusto le raclette, consigliate dal Felix, egli chiede al presidente come facesse a sapere che LÍ ci fosse questa manifestazione, la risposta è stata semplicemente “io so tutto!”
Ci si fa una passeggiata tra le bancarelle si decide di tornare indietro.
Si viaggia bene fino ad un punto, quando Luca chiede a gesti se ci va di salire per poi scendere, una serie di tornanti, gasp, lo sapete che ho poco motore!
Spremo per bene il centocinquanta e salgo lo stesso, attraversiamo dei borghi, tra i quali Massino Visconti, che mi colpisce per un campanile molto carino ma con una pendenza preoccupante.
Si fa sosta presso una fontana, io approfitto per far altro.
Dario ha una vista lunghissima: nota una Vespa e una Lambretta in stato di “abbandono”, tempo tre secondi è in sella al frullo e si fionda giù per andare a chiedere di questi mezzi.
Fatica sprecata, evidentemente il proprietario crede di avere delle lamiere d’oro.
Si riparte e si scende fino ad Arona, sosta d’obbligo per via di un mercatino dell’usato.
Percorriamo una parte di mercatino, io e il presidente, oramai insofferenti, decidiamo di tornare ai mezzi, io voglio approfittare per una tappa presso una gelateria che mi è nota per il gelato squisito, rinuncio senza esitare: ci saranno state quaranta persone in fila.
Torniamo ai mezzi e la mia attenzione è per una motocarrozzetta Ural, la guardo, la rimiro e…?
Noto che dalla ruota posteriore “parte” un bel semiasse per andare a trasmettere il moto alla ruota del carrozzino, d’una tratto questa motocicletta cattura tutto il mio interesse, bicilindrica, adoro i bicilindrici, boxer, adoro i boxer, aste e bilancieri, idem, trasmissione a cardano e questa doppia trazione; caspita, avere dello spazio ci farei un pensierino per un mezzo così!
Mentre siamo in attesa del resto del gruppo, io e il presidente esponiamo il nostro disappunto per l’enorme quantità di gente che c’è in giro, poi iniziano delle clacsonate, urla, fumogeni, capiamo che la Juve ha vinto lo scudetto, la nostra preoccupazione va a come fare per uscire dalla città.
In effetti una volta ripartiti, uscire è difficoltoso, si va piano sulla sinistra, tra un’auto e l’altra, però certo non è come restare fermi in coda dentro un’auto.
L’ultima nota di gruppo è una sosta per rifornimento, altro pieno, ci si saluta e si riparte.
Un altro tratto di strada lo si percorre tutti insieme, fino alla superstrada, io e Luca usciremo mentre gli altri proseguiranno.
Il tratto di superstrada, si trasforma in rettilineo di prova per testare i mezzi: i duecento partono e sfrecciano via, io e l’altra centocinquanta ce la giocavamo: se sono davanti, l’altra sfrutta la scia e mi supera e viceversa, sta di fatto che tra la scia, forse un pizzico di pendenza, la Freccia Verde supera di pochissimo i novanta indicati dal conta strada.
Io e Luca usciamo a Cuggiono, lo seguo, la strada la sa lui, mi riporta alla rotonda del mattino, due clacsonate, un cenno col braccio, oramai pochi chilometri mi separano dalla fine di questo viaggio-avventura, che sarà molto probabilmente l’ultimo sforzo, di ben trecentocinquantanove chilometri, per la mia oramai gloriosa Lupacchiotta.


Da 4 maggio 2014 - Passo del Sempione e Ossola

Buon restauro Freccia Verde!

Commenti

  1. Grande Peppo, racconto spassoso!

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  2. Malgrado il freddo la neve un telaio sofferente sei arrivato la dove osano le aquile .

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  3. Mittticoo Peppo , il riposo dell'anaconda.

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  4. ...con un racconto così bello convinceresti anche noi ragazze a partecipare! peccato che hai pronunciato la temuta parola freddo ;-) cmq complimenti!

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