7.08.2018 - Colle del Nivolet


L'estate è tempo propizio per gite ambiziose e la caparbia ricerca di frescura, che s'accompagna alla rincorsa alla quota più elevata. Col fascino indiscutibile dei paesaggi alpini, è naturale spingersi via via più in alto.
La meta di questa gita è assai conosciuta e celebrata. È una delle strade asfaltate più alte d'Italia (e d'Europa) e si trova a cavallo fra due regioni. È il colle del Nivolet, un valico - perché a tutti gli effetti è un passo alpino - che si trova al confine fra Piemonte e Valle d'Aosta.


Separa due valli - la Valle Orco, in Piemonte, e  la Valsavarenche, in Valle d'Aosta - che sarebbero dovute essere collegate da una strada carrabile, ma oltre quarant'anni fa il progetto naufragò, sicché la strada carrabile del Nivolet, costruita nel 1931 in territorio Piemontese, non trovò proseguimento in territorio Valdostano.
Questo ha certamente prevenuto flussi di traffico intensi e forse insostenibili. Per le stesse ragioni, nel periodo estivo l'accesso al passo è limitato nei giorni festivi di luglio ed agosto.¹
Il passo si trova ad oltre 2600 metri di quota; la strada è piuttosto stretta e talora impegnata dalla navetta che raggiunge i rifugi. È un bellissimo percorso, molto piacevole in Vespa o in moto. Ripaga ampiamente la fatica necessaria per raggiungerlo: «fatica» non per la distanza, quanto piuttosto per l'inevitabile noia che può derivare dai lunghi rettilinei in pianura.


Tradotto: per noi che partiamo dalla zona di confine delle province di Milano, Novara e Pavia, significa superare Vercelli e da lì dirigersi verso il Canavese, transitando da Tronzano Vercellese, Cigliano, Caluso. Qui inizia la collina e la strada si fa più appassionante; ma è dopo Cuorgné che la musica cambia.
La strada prende a salire, a fianco dell'abitato di Pont Canavese, sul quale domina la «Torre Ferranda», costruzione medievale eretta su uno sperone. Entriamo nella valle Orco, che deve il suo nome al torrente che la attraversa.
Superiamo Locana, Noasca ed altri piccoli abitati, sino a giungere a Ceresole Reale. Questa località è la sola, con l'eccezione di Venaria, a potersi fregiare del titolo «Reale», per concessione della famiglia sabauda che qui creò la propria riserva di caccia. Un'area protetta ante litteram, giacché solo il sovrano poteva praticarvi l'attività venatoria: questo permise, fra l'altro di salvare lo stambecco alpino dall'estinzione, altrove cagionata da una caccia sfrenata ed alimentata dalla superstizione popolare che vedeva nell'animale una fonte di improbabili rimedi a vari malanni.


Non a caso lo stambecco, che qui è davvero «di casa», è simbolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso, che si estende sulle pendici dell'omonimo monte.
Presso Ceresole si trova un piccolo lago, creato dallo sbarramento artificiale dell'Orco. Non è l'unico lago del nostro viaggio: più in alto, nei pressi del Colle, altri due laghi artificiali, il Serrù e l'Agnel, rendono ancora più incantevole il paesaggio.
La strada che da Ceresole raggiunge il valico non è impegnativa. Il fondo è tutt'altro che perfetto e la sede non è molto ampia, ma c'è buona visibilità, così da vedere per tempo altri veicoli che procedono nel senso opposto. Cosa assai preziosa, specie nell'incontro col grosso, inimmaginabile camion carico di rottami ferrosi che troviamo a pochi tornanti dalla vetta.


Al Colle del Nivolet il paesaggio è magnifico e, in questi primi giorni d'agosto, l'aria è fresca e piacevole. Niente a che vedere con la canicola «da record» che attanaglia la pianura!
Presso il passo, sul solo versante valdostano, vi sono due rifugi: il «Savoia» ed il «città di Chivasso»; visto l'affollamento del primo, optiamo per il secondo. Ottima scelta: gustiamo polenta concia, salsiccia e «carbonade» (un gustoso spezzatino di manzo, specialità valdostana).


Dopo pranzo raggiungiamo i mezzi - Vespe e moto - per iniziare la discesa, non senza un'ulteriore contemplazione del paesaggio.
A Ceresole Reale, d'obbligo una sosta presso il lago, con visita alla diga. E l'immancabile pausa al bar.


La strada è ancora tanta, così ci persuadiamo a rimetterci in sella, consapevoli del traumatico ed inesorabile incontro col caldo, dal quale siamo fuggiti con entusiasmo.
Il rientro, che non può prescindere dai noiosi rettilinei, è reso più piacevole dalla sosta presso il castello ducale di Agliè, sontuosa residenza appartenuta, manco a dirlo, alla famiglia Savoia.


Da qui il rientro verso Vercelli e Novara, con un'ulteriore «sosta ghiacciolo» a San Germano Vercellese. Arriviamo al tramonto, stanchi ma decisamente soddisfatti, incantati dalla bellezza della nostra meta.
Un ringraziamento particolare ad Emiliano e Marinella, frequentatori abituali del Nivolet, per averci guidato in questa zona.
Un plauso poi ai valorosi Vespisti, noncuranti della distanza, in particolari a Luca e Laura, appena rientrati dalle consuete vacanze in Vespa e già disposti a macinare ulteriori chilometri.

¹ Per maggiori informazioni: http://www.pngp.it/nivolet/regolamentazione



«Umarell» del Vespa Legend Team al proprio posto, anche a 2500 metri!










Commenti

  1. Colle del Nivolet davvero un posto bello! A parte la gradita frescura, ho ancora negli occhi il paesaggio mozzafiato e sento ancora il buon gusto della polenta concia :P
    Abbiamo macinato volentieri altri km, grazie a te Marco per le bellissime foto e il racconto; grazie Marinella ed Emiliano per averci fatto da ciceroni!

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    Risposte
    1. Nivolet spettacolo della natura , lago Ceresole da vedere.

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  2. Che giro fantastico , non c'ero mai stato .

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