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22-23.07.2017 - Fénis ed il Gran San Bernardo


Il weekend del 22-23 luglio 2017 entrerà nella nostra piccola storia come uno dei momenti più alti e più belli del Vespa Legend Team.
Francesco e Valentina, col piccolo Lorenzo, con Rodolfo e con Maurizia, hanno preparato per noi due giorni meravigliosi: grande accoglienza, segni di grande amicizia, visite a luoghi bellissimi, con un accento culturale inaspettato e stupefacente. Tutto impeccabile, per due giorni che ricorderemo davvero a lungo.
Tutto inizia qualche mese fa, con l'invito di Francesco a passare un weekend in Valle. Si pensa immediatamente ai mesi estivi, individuando questo fine settimana in particolare, con la coincidenza del raduno Vespistico organizzato dal Vespa Club di Aosta. Coincidenza che poi, in verità, perderà significato: il club organizzatore, in ottemperanza al regolamento del Vespa Club d'Italia, precisa sul volantino che saranno ammessi i soli tesserati VCI. Una politica discutibile, tristemente esclusiva, probabilmente mal digerita anche da molti club e che secondo noi finisce solo per penalizzare i raduni stessi, riducendo e non di poco il numero dei partecipanti. Pazienza: il raduno lo facciamo noi!
Con una dedizione ammirabile Francesco stila un programma per i due giorni, programma ovviamente sottoscritto all'istante ed assai promettente.


In barba a previsioni allarmanti, al mattino di sabato 22 ci ritroviamo in quel di Vigevano sotto un bel cielo azzurro ed un sole alquanto caldo. Talmente caldo da spiazzare Dario, che si presenta coi pantaloni lunghi, ma già pentito dalla scelta. Pazientiamo qualche minuto, per vederlo tornare in pantaloncini corti. Sì, ora si può partire: siamo io, Giorgio, Sandra, Dario, Emanuela, Francesco e Marina, pronti a raggiungere i nostri amici valdostani.
Mortara, Robbio, Vercelli, San Germano Vercellese, Santhià, Cavaglià: attraversiamo interminabili rettilinei, giungendo infine sulle sponde del lago di Viverone.
Fuori da una sorta di rimessa, una manciata di colorate Vespa, parcheggiate ordinatamente. Le indico col braccio. Meno di duecento metri più in là, si affianca a me Dario.
È visibilmente agitato: «Hai visto?!».
«Eh sì».
«Io ci avrei fatto un giro»
«Eh...»
Poco più avanti, ci fermiamo per comprare qualcosa da poter mangiare in riva al lago.
Dario, di nuovo: «Io vado a vedere cos'hanno là!». Lascia scendere Emanuela, ingrana la prima, e corre come orso verso il miele.
Intanto entriamo nella panetteria e facciamo acquisti. Mi squilla il telefono. Dario. «Secondo me è meglio che vieni qui anche tu a vedere». Pare una minaccia.
Io non son bravo a gestire un'emergenza, ma mi pare del tutto evidente che, qui, l'Emanuela resta a piedi. Mi offro di portarla dal marito, visto che devo raggiungerlo!
Dario fa acquisti con entusiasmo, pur non trovando l'agognato volano, compro anch'io un getto del carburatore per non farlo sentire troppo solo (...)
Bene: ricambi comprati. Cibo pure. Possiamo sdraiarci sulla riva del lago e consumare in pace il nostro pranzo.


Pizze, focacce, dolci vari ed infine un buon caffè. Verso le 13 ripartiamo, consapevoli di dover superare il Canavese, per entrare finalmente nel territorio valdostano.
Per fortuna c'è poco traffico e, prima delle quindici, siamo già a Fénis. Una rapida telefonata e Francesco arriva con la sua bella Sprint Veloce.

Che benvenuto!
Francesco ci guida al bed & breakfast, e poi ci conduce a casa sua, dove tutta la famiglia ci attende con una copiosa merenda di benvenuto. Decisamente abbondante e gustosa, davvero troppa grazia.


Il piccolo Lorenzo è perfettamente a suo agio, nonostante il gruppo numeroso e, come è noto, non proprio silenzioso.
Ci ritroviamo in un luogo magico: armonia di pietre secolari, di legno e d'erba che custodiscono una pace che per noi è cosa per nulla banale.
Che dire... stiamo benissimo, ed è solo l'inizio.
Per il tardo pomeriggio è in programma un giro turistico della zona, percorrendo, su strade secondarie, una sorta di anello attorno ad Aosta.


Voltando il capo, è un fiorire di castelli, un po' ovunque. Taluni dall'aspetto rude, primitivo; altri ben più ricercati. Tutti ugualmente suggestivi, incorniciati da un paesaggio rigoglioso, fatto di estesi boschi e frutteti a perdita d'occhio.
Di questa zona ricorderò proprio questo: non solo la bellezza naturalistica, ma l'enorme carico di testimonianze storiche, lascito di una civiltà millenaria che ha saputo valorizzare - e continua oggi specialmente - la propria tradizione.



Non sono parole di circostanza, perché la nostra visita avrà, come vedremo, un momento di totale immersione nella Storia, grazie alla passione di Rodolfo e Maurizia, genitori di Francesco.
Durante il nostro giro, Valentina e Francesco ci parlano di alcuni dei tanti manieri che sorgono qui; sostiamo per qualche foto, mentre il cielo diviene via via di un grigio sempre più cupo.
Sfiliamo guardando Aosta dall'alto. Le nubi minacciano pioggia, così, dopo un sorso d'acqua fresca ad una fonte, facciamo rientro alla base.

Una bella serata in compagnia
Mentre si scatena un vigoroso acquazzone, ci prepariamo per la cena.
Francesco ha sapientemente prenotato alla pizzeria sotto casa: possiamo raggiungerla a piedi, senza metterci in Vespa sotto alla pioggia. Ed in più, grazie all'efficace insistenza del Dario - come dirgli di no? - si uniscono a noi anche Rodolfo e Maurizia.


Mangiamo un'ottima pizza e ci saziamo con buoni dolci, mentre le saette illuminano vette vicine e remote.
La star della serata non può che essere Lorenzo!


Dopo la cena, decidiamo di fare quattro passi, raggiungendo il «Vespa Village» allestito in occasione del raduno, ma lo troviamo totalmente vuoto per via della pioggia, fortunatamente cessata prima che uscissimo dalla pizzeria.
Così decidiamo di salire sino all'imponente castello, ben illuminato nella notte. È uno dei manieri meglio conservati d'Italia; fu sede amministrativa per lungo tempo e, pur conoscendo una fase di declino, la struttura è giunta intatta ai nostri giorni, compresa la doppia cinta muraria, sovrastata da vistose merlature.



Un gioiello nascosto
L'indomani, domenica, è di nuovo il sole a farla da padrone. Il cielo è più che mai limpido. Il sole vivace illumina i muri di pietra e colora il prato. Ospitato da Francesco e Valentina, ho dormito ottimamente. Il rumore del «ru» Cornal - un torrente ora coperto dalla strada - mi aveva dolcemente conciliato il sonno e con altrettanta delicatezza mi ha accompagnato il risveglio. Esco sul balcone e raggiungo il terrazzo; mi affaccio: Dario e Francesco (B.) sono alle prese con Vespe pigre a partire. La brezza fresca pare l'auspicio di un giornata dal clima perfetto.
Dopo colazione, ci raggiungono anche papà, Emiliano e Marinella: siamo tutti riuniti nel cortile. Siamo in anticipo rispetto alle previsioni: Rodolfo propone una veloce visita ad una abitazione cinquecentesca che si affaccia sul cortile. Io, che in anteprima ho potuto vederla il giorno precedente, caldeggio subito la proposta, accettata subito con interesse dal gruppo.
Lo stupore di tutti è evidentissimo: si ritrovano a calpestare i pavimenti di un'abitazione borghese del XVI secolo, che è stata oggetto di restauro accuratissimo da parte di Rodolfo e Maurizia. La casa appartenne alla famiglia Ramein - da cui il toponimo di questa località: Chez-Ramein - poi alla famiglia dei Piccot, detti Ramein.
Un'abitazione che - caso assai raro - non ha subito modifiche devastanti nel corso dei secoli, e che anzi ha mantenuto l'impianto murario originale.
La casa è giunta ai nostri giorni dopo alcuni frazionamenti, per fortuna senza danni, sebbene negli ultimi decenni sia stata impiegata come rimessa per materiali e rifiuti.
Un lavoro faticoso, dall'esito eccezionale, l'ha restituita all'antico splendore: vi ritroviamo gli ambienti ricostruiti con rigore filologico, ritrovando così un'abitazione cinquecentesca, seppure con alcuni interventi che possiamo ricondurre al XVIII secolo all'epoca dell'ultimo discendente diretto dei Ramein.
Una grande sala da pranzo, con una lunga tavolata; un'ampia cucina, con tanto di apertura passavivande ed un grande camino; una sala degli ospiti ed un piccolo studio; una camera da letto ed un ambiente riservato allo stoccaggio del grano. Non solo, anche altre soluzioni d'avanguardia: una comoda scala a chiocciola con ampi pianerottoli e una stanza da bagno interna, con tanto di latrina che scaricava nel torrente attiguo. Elementi non comuni che, con altri, testimoniano non solo l'agio della famiglia - nella quale probabilmente era esercitata la professione del prestasoldi, senza accezioni negative - ma anche una costruzione curata ed affidata a manovalanza estremamente attenta e capace. Il tutto arricchito da oggetti ed arredi coerenti con l'edificio, talora meticolosamente ricostruiti da Rodolfo stesso.
La visita lascia in tutti un senso di stupore, sia per il fascino di un simile luogo, sia per l'opera caparbia e rispettosa che ne ha permesso il recupero.
Per chi volesse approfondire, è possibile consultare a questo indirizzo un saggio scritto dallo stesso Rodolfo: in esso non solo è descritta l'abitazione, ma sono anche ricostruiti il contesto storico e l'albero genealogico delle famiglie che la abitarono.

Verso il Gran San Bernardo
Dopo questo momento di piacevole alienazione, siamo pronti per affrontare la salita al Colle.
Ci raggiunge Flavio, in Vespa, partito anche lui di buon mattino.
La valle del Gran San Bernardo si apre a nord di Aosta ed è percorsa dalla Statale 27, che conduce al traforo ed al valico.
La strada al molto ampia sino al bivio per il traforo; il tracciato che prosegue verso il passo è più stretto ma davvero molto piacevole.


Il manto è in perfette condizioni, la strada in taluni tratti è un entusiasmante susseguirsi di curve.
Le Vespe salgono caparbie, talune soffrono un poco la quota, ma il paesaggio ricompensa tutti.
A breve distanza dal valico - che si trova in territorio svizzero - si apre un laghetto, presso il quale sorgono un albergo, alcuni negozi di souvenir e ristoranti.
In uno di questi consumeremo il nostro pranzo: antipasti, gnocchi gratinati, polenta concia e cervo, vari dolci, a prezzi inaspettatamente popolari.


I quindici gradi centigradi rendono così piacevole il tepore all'interno e temperano la fame.
Dopo l'ottimo pranzo, una breve passeggiata sino alla statua di San Bernardo; a seguire, la salita al passo vero e proprio, oltre la dogana.
Inevitabile il rituale delle foto presso i vari cartelli che celebrano l'altitudine: ben 2473 metri sul livello del mare.


A seguire, la visita al museo dell'ospizio e all'allevamento dei cani di razza San Bernardo: una tradizione avviata dai canonici che da secoli risiedono qui e che da oltre quattrocento anni si servono di questa celebre razza di cani per varie necessità, la più nota delle quali è certamente la loro capacità di soccorrere i viandanti in difficoltà.


Il sole splende e invoglia a restare qui, nonostante il vento sferzante, ma è tempo di cominciare la discesa. La strada sinuosa lambisce versanti rocciosi, costellati di cespugli di un bel colore violetto. Mano a mano ritroviamo estesi boschi di conifere. Il caldo si riappropria dell'atmosfera, divenendo quasi insopportabile nei pressi di Aosta.


Urge una sosta gelato a Fénis. Il tempo di questa bella avventura coi nostri amici va esaurendosi, ce ne rendiamo conto.
Per me è ora di recuperare il bagaglio, di salutare tutti e riprendere, con gli altri Leggendari, la strada che conduce verso la pianura che ora sempre più che mai opaca e noiosa.
È sufficiente ringraziare, qui, Francesco e Valentina, il mitico Lorenzo, Rodolfo e Maurizia? Temo di no. Ci hanno accolto in maniera squisita e ci hanno fatto apprezzare tesori noti e meno noti della loro zona, costringendoci all'inevatibile nostalgia dopo giusto un paio di giorni. Che dire? Torneremo presto, magari con chi questa volta è stato impossibilitato, ma siamo in debito.
Il rientro? Che ve lo racconto a fare. Rettilinei e calura. Torneremo.













Commenti

  1. Due giorni splendidi , abbiamo potuto vedere cose eccezionali ,
    l'animo ringrazia.

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  2. Leggendo il pezzo, più volte mi e sembrato di essere immerso nella lettura di un racconto scritto da un qualche famoso scrittore ,Marco come sempre lavoro ben fatto Esilerante Strepitoso Superbo .D altra parte avevi tutti gli elementi x farlo Weekend strepitoso x tempo perfetto, compagnia favolosa ,ma sopratutto una accoglienza da parte di tutta la famiglia di Francesco che è oramai sempre più rara VERAMENTE UN WEEKEND DA RICORDARE A LUNGO

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  3. Ancora una volta un bel racconto Marco :-) con parole che esprimono lo stare bene in un luogo speciale con l'accoglienza di persone speciali...
    Bellissime anche le foto!

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